Il “calo” dei carburanti non placa la stangata: Codacons certifica 150 milioni di euro a settimana bruciati dagli automobilisti
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Redazione Economia
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I listini appesi alle colonnine mostrano una timida flessione, ma il conto finale per le tasche degli italiani, paradossalmente, continua a lievitare. È questo il paradosso emerso dagli ultimi rilevamenti del Codacons, che ha analizzato i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy: se da un lato si registra un arretramento dei prezzi medi di benzina e gasolio, dall’altro l’associazione dei consumatori ha certificato un’emorragia finanziaria settimanale che supera abbondantemente la soglia dei 148 milioni di euro, una cifra che, per eccesso di approssimazione, definisce “stangata da 150 milioni”. Un dato che fotografa una realtà economica complessa, dove il risparmio immediato al litro viene completamente divorato dalla memoria dei rincari precedenti.
Nello specifico, osservando la rete ordinaria – quella che esclude il circuito autostradale – il prezzo medio del gasolio si è attestato a 2,166 euro al litro, segnando un arretramento di 1,4 centesimi rispetto alla rilevazione precedente; la benzina, dal canto suo, è scesa a 1,790 euro al litro, con una flessione decisamente più contenuta, pari a soli 0,3 centesimi. Se si sposta lo sguardo sulla viabilità autostradale, il quadro cambia leggermente nelle cifre, ma non nella sostanza: il diesel viaggia a 2,193 euro al litro (-0,8 centesimi), mentre la verde si ferma a 1,817 euro al litro (-0,6 centesimi). Tuttavia, come sottolineato dall’associazione guidata da Carlo Rienzi, questi ribassi – sebbene tecnicamente veri – rappresentano una goccia nell’oceano se rapportati ai prezzi precedenti allo scoppio del conflitto in Medio Oriente.
La voragine del confronto con febbraio e i conti in tasca agli italiani
La vera mazzata, quella che il Codacons ha messo in evidenza per quantificare il peso reale sulla mobilità degli italiani, emerge dal confronto con i costi di fine febbraio, ovvero l’ultimo scorcio di pace prima dell’escalation bellica. Il gasolio, ad esempio, registra un incremento che sfiora il +26%, una cifra che trasforma ogni rifornimento in un salasso; la benzina, pur subendo una pressione minore, segna un +7%. Tradurre questi numeri in un’operazione concreta restituisce un risultato spietato: un pieno di diesel costa oggi circa 23 euro in più rispetto a prima del conflitto, mentre chi viaggia con un motore a benzina spende circa 5,8 euro aggiuntivi ogni volta che fa il pieno.
Moltiplicando questi disagi per il volume di consumi giornalieri che attraversa la rete stradale e autostradale, si arriva alla cifra monstre di 148 milioni di euro a settimana. Una somma, questa, che rappresenta il sovrapprezzo collettivo che gli automobilisti sono costretti a sostenere per la sola voce “carburante”. Un dettaglio, non secondario, riguarda la distribuzione geografica di questi cali: le riduzioni più significative del gasolio sono state rilevate in Sicilia (-2,3 centesimi), Valle d’Aosta (-2,1) e Calabria (-2), mentre il Molise, unico caso segnalato, ha registrato una sostanziale stagnazione dei prezzi.
L’arcano della ripartizione: i 88 milioni delle compagnie e i 61 milioni dello Stato
Ma se gli automobilisti pagano, viene spontaneo chiedersi chi incassi. L’analisi del Codacons ha tentato di fare chiarezza anche su questo fronte, scomponendo il prezzo finale che vediamo esposto in pompa. Secondo i loro calcoli, che si basano sull’incidenza del “prezzo industriale” rispetto alla fiscalità generale, i petrolieri e l’intera filiera dei carburanti – che comprende raffinazione, trasporto e intermediazione – stanno intascando circa 88 milioni di euro aggiuntivi ogni sette giorni. Una cifra che deriva da un margine lordo che, allo stato attuale, rappresenta il 59,4% del costo di ogni litro di gasolio e il 55,1% per la benzina.
Sull’altro versante, quello opposto della bilancia, siede lo Stato. Attraverso le maglie di Iva e accise – le imposte che gravano pesantemente sui prodotti energetici – il fisco italiano incamera un extragettito di circa 61 milioni di euro a settimana. Va precisato, a onor del vero, che il governo aveva disposto un taglio delle accise proprio per tamponare l’emergenza, e che questo intervento ha ridotto l’impatto delle tasse alla pompa al 40,6% per il gasolio e al 44,9% per la benzina. Ma nonostante questo ammortizzatore fiscale, l’incremento dei prezzi alla fonte ha comunque generato maggiori entrate per le casse pubbliche. Un meccanismo, insomma, dove a muovere le pedine sono solo gli incassi, lasciando gli automobilisti a fare i conti con un costo della mobilità ormai fuori controllo.




