Prezzi carburanti, il Mimit certifica il nono giorno di ribassi ma il gasolio resta sopra i 2,1 euro
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Redazione Economia
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Roma — Ancora ribassi, progressivi e costanti, eppure il sollievo per gli automobilisti resta un miraggio. Lo comunica il ministero delle Imprese e del Made in Italy, che attraverso il suo Osservatorio prezzi ha certificato ieri, sabato 18 aprile, il nono giorno consecutivo di discesa per benzina e gasolio. Un trend, questo, avviato in scia alla riapertura dello Stretto di Hormuz – avvenuta venerdì 17 aprile – la quale ha fatto crollare le quotazioni del petrolio di circa il 10% in un solo colpo. Eppure, chi si avvicina al distributore scopre che la matematica del mercato internazionale non sembra tradursi in una matematica altrettanto rapida alla pompa.
I numeri forniti dal dicastero guidato da Adolfo Urso (e diffusi in esclusiva dall’agenzia Dire) parlano chiaro, ma forse non nella direzione sperata dai consumatori. Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità self service si attesta a 1,763 euro al litro per la benzina, mentre per il gasolio – il cruccio principale degli ultimi mesi – la cifra è ferma a 2,112 euro al litro. Se si sale in autostrada, il divario si amplifica ulteriormente: qui la verde costa 1,796 euro, mentre il gasolio vola a 2,146 euro al litro. La discesa c’è, insomma, ma è talmente lenta da risultare quasi impercettibile, come dimostra il caso delle Marche, dove la benzina self è scesa di appena un centesimo in 24 ore, passando da 1,764 a 1,754 euro al litro.
Lo sconto col contagocce e la “teoria del razzo”
A fotografare il malcontento – al di là dei freddi dati ministeriali – ci pensano le associazioni dei consumatori, che in queste ore hanno rotto un silenzio assordante. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, non usa mezzi termini: definisce la situazione “una vergogna”, sottolineando come, nonostante il crollo del greggio, “oggi non si registra alcun effetto Hormuz nei nostri distributori”. Dona richiama esplicitamente la teoria economica del “razzo e della piuma” (Rockets and Feathers), un modello secondo il quale i prezzi al dettaglio salgono veloci come un missile quando aumentano le materie prime, ma scendono lenti come una piuma quando queste calano. Una dinamica che, secondo lui, rappresenta “l’ennesima speculazione a danno degli automobilisti”, un fenomeno che né questo governo né quelli precedenti sono riusciti a contrastare efficacemente.
Per tradurre questi concetti in soldoni, Dona fornisce alcuni esempi pratici: nella regione più virtuosa, l’Emilia Romagna (considerando anche i dati della rete autostradale), il gasolio è diminuito di appena 1,5 centesimi al litro, il che si traduce in un risparmio di 75 centesimi per un pieno da 50 litri. All’estremo opposto, in Basilicata, il ribasso è stato inferiore a un centesimo (0,9), equivalenti a 45 centesimi di sconto per un pieno. Anche per la benzina il quadro non cambia: il ribasso più consistente si registra nelle Marche (1 centesimo, pari a 50 centesimi a pieno), mentre in Basilicata, Valle d’Aosta, Toscana e Campania la riduzione è stata irrisoria (mezzo centesimo, pari a 25 centesimi a rifornimento).
Le disuguaglianze sul territorio nazionale
L’analisi dei dati medi regionali rivela un mosaico complesso e frammentato, dove la voce “prezzo” dipende spesso più dalla geografia che dalla logica di mercato. Se si guarda al gasolio in modalità self, il primato negativo spetta ancora una volta alle autostrade, con i loro 2,146 euro al litro, seguite a ruota dalla provincia autonoma di Bolzano (2,133 euro) e dal Friuli Venezia Giulia (2,131 euro). L’unica regione che riesce a infrangere la soglia psicologica dei 2,1 euro, portandosi a 2,097 euro al litro, è proprio la regione Marche insieme al Lazio. Per quanto riguarda la benzina, invece, il podio dei rincari vede al primo posto i distributori autostradali (che scendono timidamente sotto 1,8 euro, fermandosi a 1,796), seguiti da Bolzano e Basilicata (1,790) e dalla Calabria (1,785).
Al netto delle comunicazioni ottimistiche del Mimit, che parla di “calo progressivo e costante”, la realtà concreta per chi si mette in viaggio è quella di un rispario quasi invisibile. Rispetto a una settimana fa, infatti, la situazione è cambiata davvero poco per i portafogli degli italiani; le rilevazioni mostrano che il gasolio si vende ancora abbondantemente sopra la fatidica soglia dei 2,1 euro nella maggior parte delle stazioni di rifornimento della penisola. Uno scenario, questo, che alimenta la percezione di una scarsa reattività del mercato italiano, dove il vantaggio derivante dal crollo del petrolio viene assorbito dalla filiera prima ancora di arrivare alla pompa.




