L’Istat certifica il deficit al 3,1%, per il governo resta aperto il nodo della procedura Ue
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Redazione Economia
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L’Istituto nazionale di statistica ha diffuso nella giornata di oggi i dati consuntivi relativi all’anno 2025, e questi, come spesso accade quando si parla di conti pubblici, prestano il fianco a più di una lettura. Da un lato, emerge un miglioramento del rapporto tra indebitamento netto e prodotto interno lordo, sceso al 3,1 per cento dal 3,4 per cento dell’anno precedente, un dato che testimonia una certa continuità nel percorso di risanamento intrapreso; dall’altro, però, quel 3,1 per cento rappresenta un ostacolo non trascurabile, mantenendo l’Italia al di sopra della soglia fatidica del 3 per cento e lasciando così in sospeso la questione della procedura d’infrazione per deficit eccessivo avviata tempo addietro dalla Commissione europea.
L’aumento del debito e il peso della pressione fiscale
Parallelamente alla dinamica del disavanzo, l’Istat ha registrato una crescita del debito pubblico, che si è attestato al 137,1 per cento del Pil, in aumento rispetto al 134,7 per cento del 2024, e un incremento della pressione fiscale, lievitata al 43,1 per cento contro il 42,4 per cento dell’anno precedente: un balzo in avanti, quest’ultimo, dovuto a un aumento delle entrate fiscali e contributive (+4,2 per cento) superiore alla crescita del Pil nominale (+2,5 per cento), una combinazione che, a detta di molti osservatori, finisce per gravare su famiglie e imprese. Per quanto riguarda il prodotto interno lordo, la fotografia scattata dall’istituto di statistica mostra un incremento in volume dello 0,5 per cento su base annua, un valore che, seppur positivo, non ha mancato di sollevare qualche perplessità negli ambienti politici e tra gli analisti.
La reazione del ministro e il nodo Superbonus
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenuto a commento delle cifre appena diffuse, non ha nascosto una certa cautela, sottolineando come si tratti di un dato ancora provvisorio, suscettibile di modifiche in vista della notifica definitiva all’Unione europea prevista per il prossimo 21 aprile; nel corso della sua dichiarazione, il titolare del Mef ha voluto richiamare l’attenzione su quello che ha definito “il colpo di coda del Superbonus condomini”, individuando in questa misura, e più precisamente nella sua gestione contabile, una delle cause principali del mancato raggiungimento di una soglia, quella del 3 per cento, che avrebbe consentito all’Italia di presentarsi con un quadro più favorevole al cospetto delle autorità di Bruxelles.
Le critiche dell’opposizione e lo scenario politico
Dall’opposizione, e in particolare dal Partito Democratico, le valutazioni sono state di segno diametralmente opposto. In una nota ufficiale, i democratici hanno parlato di risultati “assolutamente insoddisfacenti”, sottolineando come la crescita dello 0,5 per cento collochi l’Italia in una condizione di sostanziale ristagno, con una dinamica economica inferiore alla media europea nonostante l’impulso fornito dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. A essere giudicato deludente è anche il dato del deficit, che si attesta sopra le stesse previsioni governative, e l’aumento della pressione fiscale, quest’ultima toccata quota 43,1 per cento e descritta come un peso crescente a fronte di promesse di riduzione della tassazione che, almeno secondo quanto sostengono i dem, i numeri dell’Istat si incaricherebbero di smentire.




