Fisco e redditi, l'Istat certifica la tenuta delle famiglie ma la pressione fiscale continua a salire

Fisco e redditi, l'Istat certifica la tenuta delle famiglie ma la pressione fiscale continua a salire
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   I dati diffusi ieri dall'Istat sul primo trimestre del 2026 restituiscono un quadro economico che, a guardarlo superficialmente, potrebbe persino sembrare rassicurante. Il reddito nominale delle famiglie consumatrici registra un incremento dell'1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre l'inflazione, pur restando a un livello strutturalmente elevato del 3%, ha quantomeno smesso di galoppare, consentendo al potere d'acquisto reale dei cittadini di guadagnare uno 0,8%.

Eppure, dietro questi numeri che a destra hanno subito accolto con un trionfale "Meno male che Giorgia Meloni c'è", si nasconde un dato meno entusiasta ma forse più significativo: la pressione fiscale è salita al 37,6%, segnando un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

La pressione fiscale non molla la presa

Il dato sulla pressione fiscale, elaborato sempre dall'Istat, racconta una storia diversa rispetto alla pur modesta crescita dei redditi. Quel 37,6% rappresenta infatti la quota di ricchezza prodotta che finisce nelle casse dello Stato, e il fatto che sia in aumento – sebbene di un solo pugno di decimi – suggerisce come il miglioramento delle entrate pubbliche stia procedendo a un ritmo più sostenuto rispetto alla crescita del Pil o dei redditi delle famiglie.

In parole povere, gli italiani guadagnano qualcosa in più, ma allo stesso tempo lo Stato trattiene una fetta maggiore della loro ricchezza, annullando di fatto una parte consistente di quel recupero di potere d'acquisto che pure i numeri dell'istituto di statistica mettono in luce.

Il reddito cresce, i consumi tengono il passo

Sul fronte delle famiglie, la fotografia scattata dall'Istat è quella di un cauto ottimismo: il reddito disponibile è cresciuto dell'1,6% e i consumi sono aumentati dell'1,4%, segnale che i cittadini hanno scelto di utilizzare almeno in parte le risorse aggiuntive per acquisti e spese correnti.

Un comportamento che, in un contesto di inflazione ancora intorno al 3%, indica una certa resilienza della domanda interna, anche se la differenza tra l'incremento dei redditi e quello della spesa lascia intendere che una quota sia stata accantonata, forse per precauzione, forse per far fronte a quelle voci di bilancio che continuano a pesare.

Quel che è certo è che, al netto della dinamica dei prezzi, il guadagno reale per le famiglie è esistente ma contenuto, e il fisco continua a giocare un ruolo da protagonista nell'erosione di quel benessere che pure i numeri sembrerebbero voler certificare.

Conti pubblici, il deficit scende sotto il 3%

In parallelo, l'altro fronte caldo della giornata riguarda i conti pubblici: l'Istat ha reso noto che nei dodici mesi terminanti a marzo 2026 l'indebitamento netto cumulato dell'Italia è stato di 67,6 miliardi di euro, a fronte di un Pil cumulato a valori correnti nello stesso periodo di 2.273 miliardi. La percentuale che ne deriva si attesta al di sotto del fatidico 3%, il parametro storico del Patto di Stabilità che per anni ha rappresentato un'ossessione per i governi italiani.

Un risultato che, almeno sul piano aritmetico, colloca il paese in una posizione meno precaria rispetto al passato, anche se la prudenza impone di ricordare che le revisioni statistiche degli anni precedenti hanno talvolta riscritto la storia, e non si può escludere che analoghe correzioni possano emergere anche per il 2025.

Il programma elettorale del 2022 e il fisco che sale

A ben vedere, l'andamento della pressione fiscale pare contraddire in modo piuttosto evidente gli impegni presi dal centrodestra in campagna elettorale, quando il programma in 15 punti presentato prima delle politiche del 2022 prometteva una stagione di riduzione del carico fiscale e di maggiore respiro per le tasche degli italiani. Quel documento, oggi probabilmente dimenticato anche da chi lo sottoscrisse, resta lì a testimoniare un divario tra le promesse e i fatti che, trimestre dopo trimestre, si fa sempre più netto.

Non si tratta di giudicare l'operato nel suo complesso, ma di registrare un dato oggettivo: mentre le famiglie fanno fatica a vedere i frutti di una crescita nominale che l'inflazione continua a erodere, la pressione fiscale non solo non scende, ma continua la sua inesorabile ascesa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.