Dieci anni senza David Bowie, a Parma apre la mostra "Hello Starman!"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono trascorsi esattamente dieci anni da quel 10 gennaio 2016, data in cui a New York, all'età di sessantanove anni, si è spento David Bowie, la cui scomparsa ha privato il mondo di una delle figure più eclettiche e visionarie della cultura popolare contemporanea. L'artista, il cui vero nome era David Robert Jones e che seppe costruire, nel corso di una carriera lunga e costellata di sperimentazioni, un universo creativo in continua espansione, viene oggi ricordato non solo attraverso le sue canzoni, ma anche tramite iniziative che ne celebrano l'eredità multiforme, capace di rivoluzionare – è il caso di dirlo – non solo la musica ma anche la moda e l'arte visiva.

Una mostra collettiva nel segno del Camaleonte

Proprio nell'anniversario della sua morte, oggi alle 17 a Parma, nell'ambito delle commemorazioni che ne ripercorrono il genio, si inaugura la mostra d'arte collettiva intitolata "David Bowie – Hello Starman!", allestita fino al prossimo 6 aprile negli spazi dell'associazione culturale "Ponti x l'arte", situata in borgo Guazzo. L'esposizione, che si propone di omaggiare l'estro geniale del "Camaleonte", vedrà tra le opere esposte anche un quadro realizzato dall'artista parmigiana Roberta Musi, a testimonianza di come l'influenza di Bowie continui a ispirare e a dialogare con linguaggi artistici differenti, alcuni dei quali provenienti dal territorio stesso.

L'itinerario di una leggenda: dai sobborghi di Londra a Berlino

Nato l'8 gennaio 1947 a Brixton, quartiere popolare a sud di Londra, da una famiglia umile – la madre, Margaret Mary Burns, lavorava come cassiera in un cinema mentre il padre, Haywood Stenton Jones, era un ex militare –, David Robert Jones sviluppò fin da giovane quelle inclinazioni artistiche che lo avrebbero portato a forgiare il suo personaggio più celebre, il cui nome d'arte, Bowie, deriverebbe dal famoso coltello americano. La sua fu un'esistenza segnata dal viaggio e dalla trasformazione, elementi che ne plasmarono l'opera in maniera indelebile: un itinerario ideale, oggi spesso ripercorso dai suoi appassionati, tocca infatti luoghi simbolo come Londra, New York e soprattutto Berlino, città nella quale l'artista trovò, in un periodo cruciale, un fertile terreno per la sua ricerca sonora e personale, lontano dalle pressioni della fama.

L'eredità di un icona oltre i sette segreti

Oltre agli aspetti più noti della sua biografia, come i suoi iconici occhi di colore diverso – condizione nota come anisocoria – o le origini del suo nome d'arte, ciò che permane è l'immagine di un artista audace e poliedrico, la cui vita privata e il cui percorso professionale restano oggetto di una narrazione inesauribile. Senza scadere in aneddoti superflui, si può affermare che la sua figura trascenda i semplici "segreti" per configurarsi come un fenomeno culturale totale, la cui assenza, dopo un decennio, viene colmata da mostre, ascolti e riflessioni che ne riattualizzano il messaggio, garantendone una presenza costante nel discorso collettivo, nonostante il silenzio imposto dalla morte.

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