David Bowie, dieci anni dopo: la musica raddoppiata e un'eredità che non smette di trasformarsi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A dieci anni esatti dalla sua scomparsa, avvenuta il 10 gennaio 2016, l'ombra lunga di David Bowie continua a proiettarsi sul panorama musicale e culturale con una forza che, anziché affievolirsi, sembra moltiplicarsi. I numeri, del resto, parlano con una chiarezza inoppugnabile: le sue canzoni, secondo un recente monitoraggio, vengono trasmesse sulle radio britanniche con una frequenza doppia rispetto a quando l'artista era in vita, raggiungendo la cifra di circa duecentomila passaggi annui. Un dato sorprendente, che fotografa una presenza sempre viva e in costante dialogo con nuove generazioni di ascoltatori, i quali si accostano a un catalogo che è stato, fin dagli esordi, uno spettacolare slalom tra generi e una costante opera di metamorfosi.
Le svolte e il metodo di un camaleonte
La sua carriera, che un osservatore potrebbe tentare di ricostruire attraverso una serie di fondamentali svolte, trova una delle sue prime pietre miliari in "Space Oddity". In quel brano, il giovane David Jones – non ancora l'icona globale – dimostrò tutto il suo talento, sebbene ancora acerbo, per l'assorbimento di influenze disparate, trasformandole in una narrazione sonora visionaria. Quella capacità di mutare pelle, di cui gli alter ego come Ziggy Stardust o il glaciale Thin White Duke furono le incarnazioni più plateali, non era mero travestimento ma un metodo di ricerca esistenziale e artistica. Lo confermava lui stesso, in una celebre intervista, ricordando uno scambio con John Lennon che, pur apprezzando il suo glam rock, lo definì "rock'n'roll con il rossetto". Una definizione che Bowie, con la sua consueta intelligenza, accolse come perfettamente calzante, dimostrando di non prendersi mai del tutto sul serio nonostante la grandezza della sua arte.
Memorie dal set e l'umanità dell'icona
Oltre la musica e i personaggi, a emergere nel ricordo di chi lo ha conosciuto è spesso un'umanità inaspettata. Come quella descritta da Brian Henson, figlio del regista Jim, che sul set del film "Labyrinth" ebbe modo di osservare da vicino la star. Henson racconta come per Bowie recitare in quella pellicola fosse "come andare in vacanza", un'espressione che restituisce l'immagine di un uomo capace di calarsi in un ruolo con il gusto del gioco e della scoperta, lontano dalle pose della rockstar. Questi frammenti biografici, uniti alla pubblicazione di numerose biografie e all'apertura di archivi a lui dedicati, contribuiscono a comporre un ritratto sfaccettato, che va ben al di là della superficie scintillante del palcoscenico.
L'eredità materiale e il cottage di Bromley
La commemorazione del decennale non si limita, tuttavia, alla sfera dell'ascolto o della memoria personale, ma assume anche forme tangibili. Londra, la città che gli diede i natali a Brixton, celebra l'anniversario con una serie di iniziative, tra cui un concerto gratuito della durata di un'intera giornata. Parallelamente, è stato annunciato il restauro e la futura apertura al pubblico del cottage di Bromley, dove il musicista trascorse una parte significativa della sua infanzia e adolescenza. Un luogo fisico destinato a diventare meta di pellegrinaggio, che si aggiunge al centro a lui intitolato a Stratford, custode di un immenso archivio. Questi progetti concreti testimoniano come la figura di Bowie, il cui ultimo messaggio artistico fu il profetico album "Blackstar", sia ormai saldamente istituita nel patrimonio culturale collettivo, un'eredità in continua evoluzione che, come il suo autore, rifugge ogni definizione statica.




