David Bowie sul set di Labyrinth, il ricordo di Brian Henson: "Recitare per lui era come andare in vacanza"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A distanza di quarant'anni dall’uscita di Labyrinth - Dove tutto è possibile, e in occasione del decennale della scomparsa del suo indimenticabile protagonista, affiorano memorie private che gettano una luce inedita sulla figura di David Bowie. Brian Henson, figlio del regista Jim Henson, che all’epoca delle riprese aveva ventidue anni e trascorse molto tempo sul set, offre uno sguardo intimo sull’icona musicale, restituendone un’immagine più accessibile e umana rispetto allo sfolgorante personaggio pubblico. Secondo il racconto del produttore, per Bowie l’esperienza attoriale in quel film fantastico non costituiva un lavoro gravoso, bensì una sorta di piacevole evasione, un periodo di creatività spensierata lontano dalle pressioni della sua carriera principale.
La paura come elemento fondante di un classico
Oltre al fascino carismatico della sua star, la longevità di Labyrinth si radica, paradossalmente, proprio nella sua capacità di inquietare lo spettatore più giovane. Il film, diretto da Jim Henson e prodotto da George Lucas, non esita infatti a esplorare tonalità grottesche e atmosfere oscure, sfidando le convenzioni di un genere che, in anni più recenti, sembra aver talvolta abdicato a questa coraggiosa complessità. Quel coraggio narrativo, che non temeva di inserire elementi perturbanti in una favola per famiglie, rimane una delle componenti essenziali del suo duraturo impatto culturale, dimostrando come l’arte per l’infanzia possa e debba osare senza edulcorare eccessivamente la realtà.
Un anniversario tra musica e memoria
La ricorrenza del decimo anno senza Bowie ha acceso i riflettori non solo sulla sua eredità cinematografica, ma anche, e soprattutto, sulla straordinaria vitalità della sua produzione musicale. I dati di ascolto rivelano come le sue canzoni vengano trasmesse con una frequenza doppia rispetto al periodo della sua scomparsa, avvenuta il 10 gennaio 2016 a New York, dopo una malattia affrontata lontano dai riflettori. Questo incremento di popolarità postuma sottolinea una ricezione che continua a evolversi e ad ampliarsi, coinvolgendo nuove generazioni di ascoltatori che ne scoprono il catalogo senza fine.
Le celebrazioni per il Duca Bianco
Londra, città natale dell’artista, ha organizzato una serie di iniziative per commemorare la data, tra le quali spicca l’annuncio del restauro e della futura apertura al pubblico della casa di Bromley, dove Bowie trascorse parte della giovinezza. A Stratford, inoltre, un centro a lui dedicato custodisce e valorizza il suo vasto archivio, mentre eventi come un concerto gratuito nel quartiere di Brixton testimoniano il persistente legame emotivo che lega il pubblico alla sua figura. Questi tributi, che vanno ad aggiungersi alle numerose biografie pubblicate in tutto il mondo, confermano come la sua influenza trascenda il semplice ricordo per trasformarsi in un patrimonio culturale vivo e costantemente riattualizzato.




