David Bowie, dieci anni dopo: la musica raddoppia e il ricordo si fa rituale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono trascorsi esattamente dieci anni da quel 10 gennaio 2016, data in cui David Bowie, dopo aver consegnato al mondo il testamento sonoro di "Blackstar", lasciò la scena terrena, generando uno sconforto planetario che, col tempo, si è tramutato in una celebrazione permanente della sua arte. L'artista, che attraverso personaggi come il Duca Bianco aveva esplorato le frontiere più estreme della creatività, aveva anche un legame significativo con l'Italia, avendo celebrato il proprio matrimonio con Iman a Firenze e offerto la prima esibizione nel paese a Monsummano Terme, dettagli che ne disegnano una biografia intima eppure universalmente conosciuta.
Omaggi corali e ritualità condivisa
Proprio in questi giorni, il Collettivo Frontera, formazione di sedici musicisti riminesi, ha voluto rendere omaggio alla figura dell'artista inglese attraverso una performance di "Starman", registrata al Teatro degli Atti di Rimini nell'ambito del programma “L’Attico – Club Temporaneo”. L'esecuzione, caratterizzata dall'uso di un unico microfono davanti a un pubblico reale, ha rappresentato una prima volta per il gruppo, il quale ha deciso di aprire il proprio cerchio e condividere la propria ritualità musicale, trasformando un tributo in un atto collettivo di partecipazione emotiva.
Memorie dal set di un film cult
Oltre le note, il ricordo di Bowie si alimenta anche di aneddoti e memorie personali, come quelle fornite da Brian Henson a quarant'anni dall'uscita di "Labyrinth - Dove tutto è possibile". Henson, figlio del regista Jim Henson e all'epoca ventiduenne, trascorse molto tempo sul set insieme alla star, osservandone il metodo di lavoro da una prospettiva privilegiata e umana. “Recitare per lui era come andare in vacanza”, ha sottolineato il produttore, tratteggiando l'immagine di un artista per il quale la recitazione costituiva non un dovere, bensì un piacere spontaneo e naturale, lontano dall'icona glaciale che a volte il pubblico poteva immaginare.
Un'eredità che non conosce declino
La cifra più tangibile dell'eredità di Bowie, tuttavia, emerge dai dati di ascolto: secondo una ricerca di Radio Monitor, nel Regno Unito le sue canzoni vengono oggi trasmesse circa 200.000 volte all'anno, un numero che rappresenta il doppio delle riproduzioni registrate nel periodo immediatamente precedente alla sua scomparsa. Un fenomeno che dimostra come la sua opera, lungi dall'essere relegata al passato, viva una fase di diffusione persino più intensa, supportata da una ventina di biografie, dall'apertura di un centro archivistico a lui dedicato a Stratford e dal restauro del cottage di Bromley, luogo della sua adolescenza, destinato ad aprirsi al pubblico come nuovo luogo di pellegrinaggio per i fan.




