Pd e M5s chiedono le dimissioni del Garante privacy dopo le rivelazioni di Report

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’intero consiglio dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali è finito nel mirino di un’inchiesta giornalistica, che ne ha messo in discussione l’operato e l’indipendenza, sollevando un vespaio di reazioni politiche. La trasmissione Report, nella puntata andata in onda domenica 9 novembre, ha dedicato un servizio, intitolato “Garante di Chi” e firmato dalla giornalista Chiara De Luca, all’esame dei profili di tutti e quattro i componenti del collegio. L’indagine non si è limitata a concentrarsi sul membro di nomina di Fratelli d’Italia, Agostino Ghiglia – già al centro del caso che ha coinvolto il ministro Sangiuliano e il senatore Boccia per la multa inflitta al programma di Sigfrido Ranucci – ma ha esteso le proprie attenzioni anche al presidente Pasquale Stanzione, designato dal Partito Democratico, alla vicepresidente Ginevra Virginia Cerruti Feroni, espressione della Lega, e a Guido Scorza, nominato dal Movimento 5 Stelle.

Le richieste del Partito Democratico

La reazione dell’opposizione, che pure ha in seno al collegio sue rappresentanze, è stata immediata e ha assunto toni durissimi. Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione urgente al governo, chiedendo che l’esecutivo “venga immediatamente in aula a chiarire quali sono i rapporti intercorsi tra un membro del collegio e FdI e tra i singoli membri del collegio e aziende e studi legali”. Boccia ha parlato, senza usare mezzi termini, di un “sistema a dir poco discutibile se non opaco”, nel quale alcuni soggetti, che dovrebbero essere controparte dell’autorità, sarebbero invece diventati “parte integrante” di un meccanismo poco trasparente. La sua richiesta, conseguente a questa analisi, è stata perentoria: “azzerare” la composizione del Garante.

La posizione netta di Elly Schlein

Anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, è intervenuta sulla questione, definendo “grave e desolante” il quadro che sta emergendo sulle modalità di gestione dell’Authority. Schlein, che ha fatto riferimento sia al servizio di Report sia a un’intervista rilasciata da uno dei componenti dell’organismo, Guido Scorza, ha dichiarato che la situazione rende “necessario un segnale forte di discontinuità”. La leader dem, esprimendo un giudizio che non ammette ambiguità, ha affermato: “Io penso che non ci sia alternativa alle dimissioni dell’intero consiglio”. Le inchieste giornalistiche, secondo la sua ricostruzione, avrebbero rivelato un sistema gestionale opaco, caratterizzato da “numerosi conflitti di interesse” e da una “forte permeabilità alla politica”.

L’ampliamento del fronte delle critiche

La richiesta di un rinnovamento radicale dell’organismo di vigilanza non rimane circoscritta al solo Partito Democratico, trovando un’eco anche nel Movimento 5 Stelle. Sebbene il partito fondato da Grillo abbia un suo rappresentante in seno al collegio, le rivelazioni hanno spinto i pentastellati a unirsi alle critiche, descrivendo a loro volta il quadro emerso come estremamente grave e sollecitando provvedimenti immediati. Le pressioni politiche convergono dunque, seppur da diverse sponde, verso un’unica soluzione ritenuta indispensabile per ristabilire credibilità e autorevolezza in un’istituzione chiave per la tutela di un diritto fondamentale dei cittadini: le dimissioni collettive di tutti i suoi membri.

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