730 precompilato 2026, al via la consultazione ma occhio ai redditi fantasma
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Redazione Economia
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Dal pomeriggio del 30 aprile, come puntualmente previsto dal calendario fiscale, l’Agenzia delle entrate ha messo a disposizione sul proprio portale i modelli 730 precompilati relativi all’anno d’imposta 2025, sebbene in questa prima fase – definita tecnica di “consultazione” – il contribuente possa solo guardare, senza ancora poter toccare. Per intervenire, modificare i dati, correggere eventuali errori o aggiungere oneri dimenticati, bisognerà attendere il via libera del 14 maggio, data che segna l’apertura ufficiale della stagione dichiarativa vera e propria; il tempo a disposizione, comunque, non manca, con la scadenza ultima fissata al 30 settembre, un lasso ampio per gestire le proprie incombenze fiscali. L’intera macchina, alimentata da oltre 1,3 miliardi di informazioni provenienti da sostituti d’imposta, banche, assicurazioni e farmacie, si regge su un provvedimento firmato dal direttore Vincenzo Carbone, che ha anche tracciato un primo bilancio numerico di queste ore: 1,6 milioni di accessi nei primi tre giorni, con una netta preferenza – circa l’80% degli utenti – per la “modalità semplificata”, quella che evita i tecnicismi dei quadri e dei righi sostituendoli con un linguaggio più umano.
Le insidie della precompilata, tra redditi esteri e spese scolastiche
A dispetto dell’automazione, però, la dichiarazione pronta all’uso non è sempre così completa come ci si aspetterebbe; esiste una “lacuna” strutturale che riguarda in particolare le fonti reddituali estere o alcune attività finanziarie, le quali spesso non vengono tracciate automaticamente, finendo per gravare ancora sulla diligenza del singolo cittadino. E se i redditi esteri rappresentano il problema classico, non mancano nemmeno le sorprese dal fronte delle spese. Prendiamo l’istruzione: se le tasse universitarie e i contributi scolastici base vengono riversati al Fisco dagli istituti, la situazione si complica per servizi come la mensa, il trasporto scolastico o i corsi pre e post scuola. Molti di questi, infatti, sono gestiti direttamente dai comuni i quali, a meno che non abbiano una gestione diretta dell’istituto, non sono obbligati a trasmettere i dati all’Agenzia. Ne consegue che, di fronte a uno schermo vuoto riguardo a tali voci, l’unica strada possibile per il contribuente – che pure ha diritto alla detrazione del 19% su un limite massimo di 1.000 euro per studente, in rialzo rispetto agli 800 euro dello scorso anno – è quella dell’integrazione manuale, armandosi di ricevute e bollettini.
Il meccanismo dei rimborsi, l’attesa dei pensionati e il caso dei redditi alti
Un altro snodo cruciale, che spesso genera aspettative tradite, è quello dei tempi di rimborso. Per il lavoratore dipendente o il pensionato che ha un sostituto d’imposta (il proprio datore di lavoro o l’Inps), il meccanismo è relativamente veloce: il credito Irpef viene riversato direttamente in busta paga o sul cedolino della pensione. Nel caso specifico dei pensionati, se la dichiarazione viene inoltrata entro i primi giorni di giugno, il rimborso è atteso con l’assegno dei mesi di agosto o settembre 2026. La partita si complica, invece, per chi sceglie o è costretto a presentare il 730 senza un sostituto: in questo scenario, il rimborso non transita più per il datore di lavoro, ma viene erogato direttamente dall’Erario, con tempi che si dilatano fino a dicembre 2026, se non addirittura ai primi mesi del 2027.
Una novità silenziosa che riguarda i contribuenti “ricchi”
Infine, una nota di attenzione per le fasce di reddito più elevate: chi supera la soglia dei 75mila euro di reddito complessivo deve prestare particolare attenzione al nuovo meccanismo di “riordino delle detrazioni”, introdotto dalla Legge di bilancio 2025. Questa norma, che la stessa precompilata dovrebbe gestire in automatico, impone un limite al totale complessivo delle spese detraibili, un calcolo che varia in base al reddito e al carico familiare. Si tratta di una di quelle modifiche che rischiano di trasformare un rimborso atteso in un debito imprevisto, proprio per quella categoria di contribuenti che, avendo maggiori capacità di spesa, è abituata a detrarre di più.




