730 precompilato 2026, da domani la consultazione tra detrazioni e tetti per i redditi più alti
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Redazione Economia
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La macchina dichiarativa dello Stato si mette in moto da domani, 30 aprile, quando dal pomeriggio l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione sul proprio portale il modello 730 precompilato relativo all’anno d’imposta 2025. Sarà una fase di sola consultazione, sia chiaro, perché per procedere all’invio definitivo – eventualmente dopo aver corretto o integrato i dati – bisognerà attendere il prossimo 14 maggio; la scadenza ultima per non dover rinunciare ai benefici è invece fissata al 30 settembre.L’edizione 2026 del modello, che arriva a valle di un’impressionante mole di dati incrociati (oltre 1 miliardo e 310 milioni le informazioni acquisite dal Fisco, secondo quanto riportato nelle comunicazioni ufficiali), fotografa già il reddito percepito e molte delle spese che danno diritto a sgravi. A dominare la classifica dei dati trasmessi sono come sempre le spese sanitarie – con più di un miliardo di documenti fiscali – seguite a distanza dai premi assicurativi (quasi 96,5 milioni di informazioni) e dalle certificazioni uniche (oltre 71 milioni).
Le nuove regole per i redditi sopra i 75mila euro e le eccezioni (non solo sulle spese mediche)
Una delle novità sostanziali di questa campagna dichiarativa riguarda direttamente i contribuenti con redditi che superano la soglia dei 75mila euro: per loro, il calcolo delle detrazioni nella precompilata terrà conto in automatico dei nuovi limiti complessivi introdotti dalla legge di bilancio 2025, limiti che si riducono in maniera progressiva oltre i 100mila euro tenendo conto anche del carico familiare. Attenzione però: non tutte le voci sono sottoposte a questo tetto. Le spese mediche, ad esempio, restano fuori dai limiti, esattamente come alcuni investimenti in start-up o specifiche voci legate a mutui e lavori edilizi già avviati.Per accedere a detrazioni (che riducono l’imposta) e deduzioni (che abbassano il reddito imponibile) la regola della tracciabilità rimane ferrea: i pagamenti devono essere effettuati con metodi che non siano il contante, pena la perdita del beneficio. Chi avesse smarrito lo scontrino del POS o la ricevuta cartacea può comunque dimostrare l’avvenuto pagamento tramite l’estratto conto bancario, purché contenga i dettagli dell’operazione e del destinatario.
Come si accede, la modalità semplificata e la differenza con il modello Redditi PF
Per visualizzare il proprio modello – lo ricordiamo – è necessario entrare nell’area riservata del sito dell’Agenzia utilizzando credenziali Spid, Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS). Confermata anche per il 2026 la “modalità semplificata”, quella interfaccia intuitiva che evita ai contribuenti di perdersi tra codici e righi complessi, guidandoli nella conferma o modifica dei dati suddivisi per sezioni come “casa”, “famiglia” e “spese sostenute”.C’è però un’altra distinzione importante da fare, perché la disponibilità della precompilata cambia in base al modello fiscale utilizzato. Mentre il 730 per lavoratori dipendenti e pensionati è accessibile da domani, chi deve presentare il modello Redditi PF (spesso chi ha partita Iva, compresi i forfettari) dovrà attendere il prossimo 20 maggio per la consultazione; la trasmissione telematica per questi ultimi sarà invece possibile dal 27 maggio fino al 2 novembre. Questo slittamento è dovuto al cosiddetto decreto “Correttivo bis” (D. Lgs. 81/2025), che ha spostato al 30 aprile l’invio delle certificazioni uniche dei lavoratori autonomi.
I controlli, la conservazione dei documenti e le voci che mancano all’appello
Un paradosso interessante di questo sistema riguarda gli obblighi di conservazione della documentazione. Se il contribuente accetta la precompilata senza modificare i dati forniti da terzi (farmacie, mutui, assicurazioni), decade l’obbligo di conservare fatture e scontrini per quelle voci. Diverso è il caso in cui si scelga di aggiungere spese non presenti o correggere dati errati: lì scatta l’onere della prova, con la necessità di archiviare i giustificativi.Proprio sulle integrazioni manuali, infatti, si gioca una partita non secondaria. Il Fisco non carica in automatico tutte le spese detraibili; alcune, come quelle per gli abbonamenti al trasporto pubblico (che danno diritto al 19% su una spesa fino a 250 euro), rischiano di essere dimenticate se i gestori non le hanno trasmesse correttamente. Stesso discorso per i canoni di locazione sostenuti dagli studenti fuori sede (con detrazione del 19% su un massimo di 2.633 euro) o per gli affitti dell’abitazione principale, voci che spesso il sistema non riesce a intercettare senza l’intervento diretto del dichiarante. Insomma, la macchina digitale fa il grosso del lavoro, ma la verifica finale – quella che evita di perdere soldi – resta per adesso una responsabilità tutta umana.




