Il calciatore del Lecce Banda, dopo il malore e il ricovero a Napoli, è tornato in tempo per la nascita della figlia
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Redazione Sport
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Sono state ore di apprensione e di gioia quelle che ha vissuto Lameck Banda, l’esterno offensivo del Lecce, nel suo peregrinare tra il capoluogo campano e il Salento. Durante la partita di campionato disputatasi allo stadio Maradona, quella che ha visto gli azzurri di Conte imporsi con un 2-1 in rimonta, il calciatore zambiano si è accasciato sul terreno di gioco. Era il minuto ottantasettesimo quando Banda, dopo un contrasto con un difensore partenopeo, ha portato le mani al petto ed è rovinato a terra, in un silenzio che per qualche istante ha gelato i tifosi presenti sugli spalti e i compagni di squadra.
Tra i primi a rendersi conto della potenziale gravità della situazione è stato l’allenatore del Napoli, Antonio Conte, il quale, come si è visto dalle immagini televisive, ha iniziato a sbracciarsi per richiamare l’attenzione dei medici e dello staff sanitario. L’intervento dei soccorritori è stato immediato: il giocatore, che per fortuna non ha mai perso conoscenza, è stato adagiato su una barella e trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli. Qui vi è giunto per accertamenti approfonditi, dopo che la società salentina, nelle concitate fasi post-gara, aveva già fatto sapere che il malore fosse da ricondurre a una forte botta subita durante un contrasto di gioco e non a problematiche di natura cardiaca.
La diagnosi, come poi confermato dai medici che lo hanno avuto in osservazione, parlava di un trauma toracico e di un conseguente collasso dovuto probabilmente al forte impatto, ma tutti gli esami strumentali effettuati, compresa una tac coronarica, hanno dato esito negativo, fugando ogni dubbio più grave. Dimesso nella mattinata di domenica direttamente dal nosocomio napoletano, Banda è stato subito messo in macchina dal medico sociale del club, per intraprendere il viaggio di ritorno verso Lecce.
Quello che non sapeva, mentre percorreva in autostrada i chilometri che lo separavano dal capoluogo salentino, era che ad attenderlo non ci sarebbe stato solo il conforto delle mura domestiche. Il destino, si sa, a volte sa essere un narratore imprevedibile: la sua compagna, infatti, era entrata in travaglio e la piccola, in anticipo di qualche giorno sulla data presunta, stava per venire alla luce. Un tempismo perfetto, se così si può definire, che ha permesso all’esterno zambiano di arrivare giusto in tempo per varcare le porte dell’ospedale di Lecce e assistere al parto.
È nata così Rumi Ezlyn, la primogenita di Lameck Banda, una bambina che pesa poco più di due chili e mezzo e che gode di ottima salute. La meravigliosa storia, come l’ha definita la stessa società giallorossa in un post pubblicato sui propri canali ufficiali, ha visto il calciatore passare dall’angoscia del ricovero al Cardarelli di Napoli alla felicità più totale, racchiusa in quel breve lasso di tempo necessario a percorrere la distanza tra le due città.
Le concitate ventiquattr’ore tra paura e abbracci in reparto
Se da un lato la cronaca sportiva si concentrerà sul recupero fisico del giocatore e sulla sua eventuale disponibilità per i prossimi impegni di campionato – con il presidente del club, del resto, che ne ha già preannunciato un pronto ritorno in gruppo dopo ulteriori accertamenti di rito – dall’altro lato ciò che resta è la sequenza di eventi che hanno caratterizzato un intero fine settimana. Sabato sera l’incubo allo stadio Maradona, con il volto sofferente di Banda che lasciava presagire scenari infausti; domenica il lieto fine nell’ospedale di Lecce, dove la sala parto ha sostituito il grigiore di una camera di degenza.
L’abbraccio che tutto il club ha voluto mandare al proprio giocatore e alla sua compagna, e che è stato reso pubblico attraverso una nota, racchiude in sé lo spirito di queste quarantotto ore. Perché se il calcio, talvolta, sa essere crudele e spietato nei risultati, nella vita privata dei suoi interpreti sa regalare colpi di scena che nessuna partita potrebbe eguagliare. Il sollievo per le dimissioni dall’ospedale Cardarelli si è così trasformato in un’altra, più profonda, emozione: quella di un padre che può stringere tra le braccia sua figlia poche ore dopo aver temuto per la propria incolumità. Una storia che, al netto della cronaca nera e degli sviluppi giudiziari che spesso coinvolgono il mondo del pallone, riporta il focus su una dimensione più umana e autentica.
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