L’ultima dedica di Lucarelli e il sorriso di Amelia: Igor Protti, un ricordo che non si spegne

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Redazione Sport Redazione Sport   -   “Venerdì 12 giugno, ore 9:42. Mentre sono in scooter, mi squilla il telefono. È Igor. 'Cri, sono arrivato'. E io: 'Come, scusa?', 'Cri, sono arrivato'. 'Scusa, in che senso?'. Lui: 'Nel senso che l’arbitro sta per fischiare la fine. È questione di ore o di giorni. Se puoi, vieni a casa'”. Comincia così il lungo messaggio social che Cristiano Lucarelli ha dedicato all’amico Igor Protti, scomparso venerdì 19 giugno.

Un saluto che è un abbraccio, un dialogo che sembra sospeso nel tempo, come se quella telefonata fosse ancora lì, a risuonare nella memoria di chi ha condiviso con Protti molto più di uno spogliatoio.

La notizia della morte dell’ex attaccante, simbolo indiscusso del Livorno e uomo dal carattere autentico, ha scosso il mondo del calcio e non solo. Ma è nel racconto dei compagni di squadra, degli amici veri, che emerge la profondità di un legame che andava oltre il rettangolo verde.

Lucarelli, con la sua consueta schiettezza, ha voluto fissare per sempre quel momento surreale, quella chiamata che sapeva di addio, restituendo al pubblico l’immagine di un uomo che ha affrontato il suo ultimo tempo con la stessa dignità e il coraggio mostrati in carriera.

Amelia e il ricordo di un maestro

Marco Amelia, portiere e compagno di tante battaglie, porta addosso il peso di un’assenza che definisce “surreale”. Con gli occhiali scuri a celare lo sguardo e la voce che a tratti si spezza, l’ex numero uno ripercorre i momenti vissuti al fianco di Protti. “È tutto surreale”, ripete, sottolineando come quella figura sia stata per lui non solo un amico, ma un vero e proprio maestro.

Nell’intervista rilasciata in questi giorni, Amelia ha scosso la testa raccontando un aneddoto che fa gelare il sangue, un episodio che testimonia quanto Protti fosse consapevole del suo destino, eppure capace di sorridere fino all’ultimo.

Proprio Amelia ha rivelato un particolare che aggiunge un tassello al mosaico di quegli ultimi giorni: “Un anno fa Protti ci disse: 'È l'ultima'. Sapeva cosa lo aspettava ma con noi sorrideva”. Una frase che riassume il carattere dell’uomo, la sua forza interiore e la capacità di non gravare sugli altri con il proprio peso, scegliendo invece di regalare sorrisi e normalità in un contesto che normale non era più. Un insegnamento, questo, che i suoi ex compagni custodiscono come un tesoro.

Il capitano eterno appeso alla rete

E poi c’è l’immagine poetica, quasi pittorica, che lo consegna all’eternità: “Resterai lì, appeso. Non scenderai più sul prato verde della vita, splendido e terribile, glorioso e maledetto”. Il riferimento è a quella rete del vetusto stadio di Treviso che ondeggia e oscilla sotto il peso della sua esultanza, con il numero 10 sulle spalle e la fascia di capitano che sventola bohemienne. Un fotogramma indelebile per i tifosi amaranto, che in quel gesto hanno visto la scintilla della redenzione, il riscatto sportivo e umano di una città intera.

Quel gol, quella corsa, quell’arrampicarsi sulla rete come Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina, rappresentano la sintesi di una carriera e di un’esistenza vissuta con passione e trasporto. Protti non era solo un calciatore, era un simbolo, un uomo capace di trasformare un gesto atletico in un’opera d’arte, di regalare emozioni che vanno oltre il risultato e si imprimono nella memoria collettiva. La sua figura rimane lassù, a guardare la marea amaranto che fa festa, a ricordare a tutti cosa significhi lottare per i propri colori.

Quell’incontro a Marciana Marina per il faro di Monte Grosso

A completare il ritratto di un uomo poliedrico arriva un aneddoto lontano dal calcio giocato, che ne svela l’anima più autentica e silenziosa. Qualche anno fa, Legambiente chiese chiarimenti al Comune di Rio Marina e al Parco Nazionale su dei lavori in corso al faro di Monte Grosso. Dopo pochi giorni, chi si fece vivo per chiarire la questione fu proprio Igor Protti, allora a fine carriera, che aveva commissionato personalmente quei lavori. L’incontro avvenne in una mattina quasi invernale a Marciana Marina, in Piazza di sotto, di fronte al mare agitato.

I passanti, allibiti, riconoscevano il campione mentre questi, con la sua consueta semplicità, discuteva di tutela paesaggistica e interventi conservativi. Fu lui a cercare il confronto, a preoccuparsi di spiegare e di fare chiarezza, dimostrando che il suo interesse per il territorio e per la bellezza non era un vezzo, ma una responsabilità. Un particolare che dipinge Protti come un uomo attento alle cose concrete, capace di mettere la propria notorietà al servizio di cause che andavano oltre il pallone.

In questo mare di ricordi, tra le lacrime di chi lo ha amato e il rispetto di chi lo ha solo incrociato, la figura di Igor Protti si staglia nitida e complessa. Non c’è solo il calciatore, ma il compagno, il maestro, il cittadino e l’amico. La telefonata a Lucarelli, il sorriso raccontato da Amelia, il gesto eterno appeso alla rete di Treviso e la mattina a Marciana Marina sono i frammenti di un’esistenza che ha lasciato un segno, un’eredità fatta di passione, dignità e umanità che nessuna sconfitta potrà mai cancellare.

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