Iran e Israele, gli attacchi si moltiplicano tra Stretto di Hormuz e Libano meridionale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione in Medio Oriente non accenna a diminuire, anzi, nelle ultime ore si è registrata una nuova, pericolosa escalation che coinvolge direttamente l'Iran da un lato e Israele dall'altro, in due teatri operativi distinti ma ideologicamente collegati.

Mentre Teheran rivendica un'azione militare mirata contro imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, in risposta ai recenti raid statunitensi, nel sud del Libano l'esercito israeliano ha condotto una serie di bombardamenti dopo il lancio di droni esplosivi da parte di Hezbollah, il movimento armato filo-iraniano che opera lungo il confine settentrionale. Due fronti, quindi, che si animano quasi in contemporanea, mettendo a dura prova gli equilibri di una regione già infiammata da mesi di conflitti a bassa e alta intensità.

Teheran rivendica attacchi nello Stretto, attesa per la risposta americana

Secondo quanto riferito dall'emittente di Stato di Teheran, le forze armate della Repubblica Islamica hanno colpito sei imbarcazioni nelle acque dello Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il traffico petrolifero mondiale. L'azione, che rappresenterebbe una chiara rappresaglia per i bombardamenti statunitensi della giornata precedente, avrebbe preso di mira tre petroliere e tre natanti americani, secondo la ricostruzione fornita dai media ufficiali iraniani.

Dalla Casa Bianca e dal Pentagono, tuttavia, non è ancora giunta una conferma ufficiale dell'accaduto, né un dettaglio sulle eventuali vittime o danni riportati dalle unità navali coinvolte. Quel che è certo è che le forze di Washington, nella mattinata di ieri, avevano già condotto operazioni simili, colpendo quelle che vengono definite tre navi appartenenti a una “rete clandestina del valore di miliardi di dollari”, utilizzata, secondo gli Stati Uniti, per finanziare i pasdaran e i gruppi a loro alleati in tutta l'area mediorientale.

Il botta e risposta navale si consuma quindi a ridosso di uno dei punti più strategici del globo, dove qualsiasi schermaglia rischia di trasformarsi in un incidente diplomatico dalle conseguenze incalcolabili.

Israele bombardato nel sud del Libano: la replica ai droni di Hezbollah

Spostandosi verso nord, è il confine tra Israele e Libano a offrire un altro drammatico spaccato della crisi. L'esercito israeliano, l'Idf, ha reso noto di aver effettuato raid mirati nel sud del Paese dei cedri, in risposta al lancio di due droni esplosivi da parte di Hezbollah contro militari israeliani impegnati in quella che viene definita Zona di sicurezza. I soldati dell'Idf, presi di mira dai velivoli senza pilota, hanno aperto il fuoco riuscendo ad abbattere uno dei due droni, e fortunatamente non si registrano feriti tra le file israeliane.

Non è andata altrettanto bene per la popolazione libanese: il ministero della Salute di Beirut ha denunciato che, negli attacchi israeliani di venerdì, tre persone hanno perso la vita e altre ventitré sono rimaste ferite, in una zona che comprende sia il Sud del Paese che la parte orientale della Valle della Bekaa, tradizionalmente roccaforte di Hezbollah. L'Idf ha diffuso un video che mostrerebbe gli attacchi alle postazioni del gruppo sciita nel Libano meridionale, a riprova della determinazione di Tel Aviv nel rispondere con forza a qualsiasi provocazione proveniente dal territorio libanese.

Un equilibrio sempre più fragile tra rappresaglie e comunicazione di guerra

Quel che emerge con chiarezza da queste ore di fuoco è un quadro di crescente frammentazione del conflitto, dove le azioni militari si intrecciano con una serrata comunicazione di guerra. Da un lato, Teheran utilizza i propri media statali per rivendicare il successo dell'operazione navale contro le sei imbarcazioni, cercando di mostrare una faccia aggressiva e reattiva nei confronti degli Stati Uniti, accusati di sostenere le azioni israeliane e di minacciare la sicurezza della Repubblica Islamica.

Dall'altro, Israele non esita a rendere pubblici i video dei propri bombardamenti, a testimonianza di una strategia che punta a dissuadere Hezbollah e i suoi alleati dall'intensificare gli attacchi con i droni, ormai diventati una costante delle operazioni militari asimmetriche. Il Libano, ancora una volta, si trova a fare le spese di questo scontro tra potenze regionali, con la sua popolazione civile che subisce le conseguenze di una guerra per procura che sembra non avere fine.

Le tre vittime e i numerosi feriti di venerdì sono l'ultimo, tragico bilancio di una spirale di violenza che rischia di allargarsi a macchia d'olio.

Il ruolo dello Stretto di Hormuz e la sfida navale tra Iran e Stati Uniti

Particolarmente delicata è la situazione nello Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia attraverso cui transita una quota significativa del greggio mondiale. La scelta iraniana di colpire proprio in quell'area, rivendicando l'attacco a petroliere e imbarcazioni americane, non è certamente casuale: si tratta di un messaggio chiaro rivolto all'amministrazione Trump, volta a dimostrare che Teheran è in grado di mettere in ginocchio il traffico energetico globale se le pressioni statunitensi dovessero proseguire.

Le parole del Pentagono, che definiscono le navi attaccate come parte di una rete di finanziamento ai pasdaran, gettano ulteriore luce sulle motivazioni profonde di questo scontro, che va al di là dei singoli episodi di cronaca per assumere i contorni di una vera e propria guerra economica e logistica. Se da un lato Washington non conferma le affermazioni di Teheran, mantenendo un silenzio che potrebbe nascondere una valutazione strategica delle prossime mosse, dall'altro è evidente che il livello di guardia è massimo e che qualsiasi errore di calcolo potrebbe innescare una reazione a catena.

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