Macron alza il telefono, l’Iran fermi subito gli attacchi e riapra lo Stretto di Hormuz
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Redazione Esteri
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L’Eliseo torna a giocare la partita della diplomazia in un Medio Oriente sconvolto dall’escalation militare. Emmanuel Macron ha contattato direttamente il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in quella che rappresenta la prima conversazione tra un capo di Stato occidentale e Teheran dall’inizio delle ostilità, lo scorso 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato la loro offensiva contro la Repubblica Islamica. Il capo dell’Eliseo, in un messaggio pubblicato sul suo account X, ha reso noto di aver sollecitato la controparte a cessare immediatamente le ostilità contro i paesi della regione, sottolineando con forza l’urgenza di garantire la libertà di navigazione e quindi di porre fine al blocco de facto che impedisce il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per l’economia globale.
La risposta di Pezeshkian, stando a quanto riferito dai media iraniani, non si è fatta attendere ed è stata perentoria: il presidente ha ammonito Parigi, chiarendo che qualsiasi coinvolgimento, anche solo difensivo, a fianco degli aggressori verrebbe interpretato come una partecipazione diretta al conflitto. Teheran, attraverso il suo presidente, rivendica il diritto all’autodifesa dopo quelli che definisce attacchi illegali contro le proprie infrastrutture civili e militari, e avverte che un allargamento del conflitto sarebbe una conseguenza diretta del sostegno occidentale a quelle che vengono definite le aggressioni di Washington e dello Stato ebraico. La telefonata, pur nei toni tesi, ha comunque riaperto un canale di comunicazione che sembrava ormai interrotto, con Macron che ha colto l’occasione per ribadire la necessità improrogabile di una soluzione diplomatica e per esprimere la sua viva preoccupazione circa lo sviluppo dei programmi nucleare e balistico iraniani.
Il dispositivo navale francese si rafforza nel Mediterraneo orientale
Mentre la diplomazia provava a fare il suo corso, la macchina militare francese continuava a macinare miglia. Nei giorni scorsi la portaerei Charles de Gaulle, unica unità a propulsione nucleare europea, ha ricevuto l’ordine di invertire la rotta, abbandonando le esercitazioni in Scandinavia per fare ritorno nel Mediterraneo. La nave, con il suo gruppo aeronavale e i caccia Rafale, è stata posizionata come un avamposto avanzato della potenza europea, capace di garantire copertura aerea e fungere da deterrente. Ma non è tutto: lo stato maggiore dell'esercito francese ha annunciato che alla Charles de Gaulle si unirà presto anche la Tonnerre, una portaelicotteri anfibia di classe Mistral, partita nei giorni scorsi da Tolone.
La scelta di dispiegare un ulteriore mezzo, come confermato da un portavoce militare all’agenzia France Presse, ha l’obiettivo dichiarato di completare il dispositivo militare già posizionato nel bacino del Mediterraneo orientale, in risposta all’inasprirsi delle tensioni. La Tonnerre, con la sua capacità di imbarcare fino a sedici elicotteri e un contingente di truppe, non è solo una nave da guerra; è una piattaforma polivalente, attrezzata con un ospedale da campo e progettata per missioni complesse che vanno dal supporto umanitario all’evacuazione di civili, fino alla proiezione di forza, e la sua presenza, al fianco del gruppo aeronavale, amplia notevolmente lo spettro delle opzioni a disposizione di Parigi. Il suo attraversamento dello Stretto di Gibilterra è atteso nelle prossime ore, per andare a comporre una task force navale senza precedenti per la marina francese.
L’attivismo di Macron tra pragmatismo e velleità
La strategia del presidente francese, in questa fase convulsa, appare un complicato intreccio di pragmatismo e ambizione. Da un lato, la condanna dell’operazione militare guidata da Trump e da Israele è chiara e pubblica, tanto da essere stata ribadita anche al telefono con Pezeshkian; dall’altro, il dispiegamento di mezzi e uomini risponde a una logica di potenza che non può ignorare gli interessi economici e strategici nazionali, a partire dalla sicurezza delle forniture energetiche. Macron, che nelle stesse ore ha sentito anche l’emiro del Qatar e i presidenti di Egitto e Azerbaigian, cerca di ritagliare alla Francia un ruolo di mediatore credibile, pur non potendo esimersi dal proteggere i propri alleati nella regione, come Cipro, recentemente bersaglio di attacchi con droni.
La posizione francese è infatti resa complessa dalla necessità di onorare accordi di difesa siglati con paesi come gli Emirati Arabi Uniti, dove due basi militari francesi sono state colpite nelle fasi iniziali del conflitto. Macron, in questo senso, deve camminare su un crinale sottile, cercando di dissuadere l’Iran da ulteriori attacchi senza però farsi trascinare in una guerra su larga scala, un rischio concreto che il suo stesso entourage ha più volte cercato di scongiurare ribadendo che l’obiettivo non è l’escalation, ma la protezione dei propri interessi e dei propri cittadini. L’invio della Tonnerre e il posizionamento della Charles de Gaulle sono quindi, al contempo, una misura di protezione e un messaggio, inviato sia a Teheran sia ai partner europei, sulla volontà di Parigi di mantenere un ruolo centrale negli equilibri del Mediterraneo allargato.




