Raid e missili nello Stretto di Hormuz, l’Iran risponde agli attacchi Usa con immagini dei lanci
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Redazione Esteri
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La tensione tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto nelle ultime ore un nuovo picco, con segnali sempre più chiari di una escalation militare che si consuma attorno al nodo strategico dello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Mehr, l’isola di Hengam, situata proprio in prossimità delle acque dello Stretto e vicina alla più grande isola di Qeshim, sarebbe stata oggetto di un attacco da parte degli Stati Uniti.
Testimonianze raccolte nella zona riferiscono di due esplosioni udite al centro dell’isola, descritte dai media locali come il risultato di “proiettili americani”, sebbene al momento non vi siano conferme ufficiali e indipendenti sull’effettiva dinamica dell’accaduto.
Le prime reazioni e il rapporto delle autorità locali
Le autorità della provincia di Hormozgan, di cui l’isola di Hengam fa parte amministrativamente, hanno fatto sapere che è in corso una valutazione preliminare degli eventi e che, al termine di questa fase, verrà pubblicato un rapporto integrativo per chiarire natura e conseguenze delle esplosioni. La prudenza mostrata finora dalle istituzioni iraniane non ha tuttavia impedito al portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, di ribadire la linea ufficiale di Teheran, secondo cui al momento non esiste alcun piano per riprendere i negoziati con gli Stati Uniti.
Lo ha sottolineato in una dichiarazione raccolta dai media della capitale, nella quale ha rimarcato che le forze armate della Repubblica islamica hanno già dimostrato in passato come “qualsiasi aggressione contro il territorio iraniano sarà sicuramente seguita da una risposta reciproca”.
La risposta missilistica e le immagini dell’operazione “Nasr 2”
A sostegno di questa posizione, e probabilmente anche come messaggio diretto a Washington, le forze armate iraniane hanno diffuso un video che documenta il lancio di missili da località non precisate, mostrando in azione i sistemi Fateh 110, Kheibar Shekan e Zolfaghar. Si tratta di vettori a raggio medio e corto che già in passato erano stati utilizzati per colpire obiettivi in Siria e in Iraq, e che ora vengono inquadrati nell’ambito delle cosiddette ondate dalla terza alla settima dell’operazione “Nasr 2”.
La pubblicazione delle immagini, avvenuta mentre l’intensità dei raid aerei statunitensi cresceva, sembra avere una duplice valenza: da un lato rassicurare l’opinione pubblica interna sulla capacità di reazione del paese, dall’altro segnalare all’amministrazione Trump – che ormai da oltre un anno guida la Casa Bianca – che Teheran non intende rimanere passiva di fronte alle incursioni nel proprio spazio aereo e marittimo.
Il blocco navale e la minaccia alle esportazioni energetiche
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro campagna di bombardamenti, colpendo obiettivi militari e infrastrutturali in diverse aree del paese, tra cui la regione di Bushehr, dove fonti locali parlano di vittime tra soldati e civili. Parallelamente, Washington ha ripristinato il blocco navale dell’Iran in risposta agli attacchi contro le navi in transito nello Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo cruciale per il trasporto del petrolio e del gas proveniente dal Golfo Persico.
Teheran ha già minacciato di fermare le esportazioni energetiche dalla regione se le pressioni militari dovessero proseguire, riaccendendo il dibattito internazionale sulla sicurezza di una delle vie d’acqua più strategiche del pianeta. Le dinamiche di queste ore confermano che lo Stretto di Hormuz torna a essere il baricentro di uno scontro che, da verbale e diplomatico, si è trasformato in aperta azione militare, con i missili e i raid a fare da copione a una crisi che al momento non mostra segni di de-escalation.




