L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz, gli Usa rispondono con nuovi attacchi

L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz, gli Usa rispondono con nuovi attacchi
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le prime ore di domenica 12 luglio hanno segnato una drammatica escalation nel Golfo Persico, con l'Iran che ha decretato la chiusura dello Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti che hanno risposto lanciando nuovi attacchi per ordine del presidente Donald Trump.

La tensione è schizzata alle stelle dopo che le Guardie rivoluzionarie hanno effettuato un colpo d'avvertimento contro una nave mercantile che stava seguendo una rotta giudicata non autorizzata, per poi annunciare ufficialmente che quel passaggio strategico per il traffico petrolifero mondiale è ormai interdetto a qualsiasi imbarcazione.

Il comunicato diffuso attraverso l'agenzia Tasnim ha ufficializzato la decisione della marina dei pasdaran, che ha accusato "l'interferenza esterna di potenze straniere" manifestatasi attraverso i tentativi di diverse navi di attraversare lo Stretto secondo rotte non autorizzate. La chiusura, hanno fatto sapere da Teheran, resterà in vigore fino a nuovo ordine, e nelle ultime ore si è aggiunta la notizia – riportata dalle agenzie – che le forze iraniane avrebbero colpito una nave battente bandiera cipriota, un gesto che ha fatto precipitare la situazione.

La risposta americana e il memorandum violato

La reazione di Washington non si è fatta attendere. Il Comando Centrale americano ha emesso una dichiarazione durissima, ricordando che all'Iran era stata concessa un'ulteriore opportunità per dimostrare il rispetto del Memorandum d'intesa, dopo essere stato chiamato a rispondere dei precedenti attacchi contro navi commerciali.

"Ma ha nuovamente fallito", si legge nel messaggio, che prosegue affermando che gli Stati Uniti, in risposta, stanno "imponendo un costo elevato continuando a ridurre la capacità dell'Iran di attaccare i marittimi civili e le navi commerciali che transitano liberamente attraverso lo Stretto".

Le parole del Centcom hanno di fatto sancito il fallimento del Memorandum firmato a Islamabad, che avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta per ridurre le ostilità tra le due potenze. Già in passato, gli accordi erano stati messi a dura prova da episodi di tensione, ma la chiusura dello Stretto di Hormuz rappresenta un atto di portata ben più ampia, che mette in discussione gli equilibri di un'intera regione e la libertà di navigazione in una delle rotte commerciali più vitali del pianeta.

Il dialogo con Islamabad e le accuse a Israele

Sul fronte diplomatico, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha avuto una conversazione con il premier pakistano, nel corso della quale ha ribadito la posizione di Teheran e criticato duramente Israele e Stati Uniti, accusati di "discostarsi dagli impegni presi e di minare la stabilità" della regione. Al centro del colloquio, inevitabilmente, lo Stretto di Hormuz e le sue implicazioni per la sicurezza internazionale, con il Pakistan che si trova ora a fare da mediatore in un contesto sempre più incandescente.

La seconda crisi dalla firma del Memorandum

Questa crisi segna il secondo scontro militare diretto tra Washington e Teheran dalla firma del Memorandum d'intesa, e la posta in gioco è altissima. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è un punto nevralgico per l'economia globale, e la sua chiusura rischia di provocare ripercussioni devastanti sui prezzi dell'energia e sugli equilibri geopolitici dell'intera area.

Con le navi da guerra americane che hanno già ricevuto l'ordine di intensificare le operazioni, e le Guardie rivoluzionarie che mantengono la loro posizione, il Golfo si trova ad affrontare una delle ore più buie del recente conflitto.

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