Cori fascisti a Parma, il sindaco Guerra: "Inaccettabile, abbiamo un problema giovanile vero"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La città di Parma, da stamattina, è balzata agli onori della cronaca nazionale per un video divenuto rapidamente virale, il quale ritrae un gruppo di giovani, all'interno della sede locale di Fratelli d'Italia, intenti a cantare brani con evidenti e inequivocabili apologie del regime fascista. Immagini che, circolando in rete, hanno immediatamente sollevato un vespaio di polemiche e acceso un dibattito che travalica i confini locali. Il sindaco Michele Guerra, intervenendo con tempestività sulla spinosa questione, ha definito l'accaduto "inaccettabile", sottolineando come l'episodio non sia una semplice bravata ma il sintomo di un malessere più profondo e radicato. "Se ci sono gruppi di persone che si sentono libere, soprattutto in sedi di partito, di dire certe cose", ha affermato il primo cittadino, "vuol dire che non abbiamo affrontato nel modo giusto un grave problema: l’apologia di fascismo è reato".

La risposta della piazza e la tensione politica

Mentre il video continuava a mietere condivisioni e commenti indignati, il collettivo antagonista Azione Antifascista ha prontamente indetto un presidio di protesta, fissato per le ore 18 in Borgo del Parmigianino, a pochi metri di distanza dalla sede del partito di governo finita nel mirino. La chiamata alla mobilitazione, diffusa tramite un volantino, non ha usato mezzi termini, recitando testualmente: "Inaccettabili cori e canti inneggianti esplicitamente al fascismo si sono diffusi dalla sede cittadina di Fratelli d’Italia, partito al governo, le bestie nazifasciste non si nascondono più". Una reazione che, se da un lato manifesta la vivacità del tessuto civile, dall'altro contribuisce ad alzare ulteriormente il livello di tensione in una giornata già carica di implicazioni politiche.

La replica di Fratelli d'Italia e le accuse alla sinistra

Dal canto suo, Fratelli d'Italia ha reagito mettendo in campo una duplice strategia: da un lato l'azione concreta e immediata del commissariamento della sezione di Gioventù Nazionale coinvolta, dall'altro un contrattacco politico che punta il dito contro quella che viene definita "l'ipocrisia dem". Esponenti di peso del partito, come il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e il responsabile nazionale dell'organizzazione Giovanni Donzelli, hanno tuonato proclamando una tolleranza zero verso ogni forma di nostalgismo e violenza, rimarcando come, all'interno delle loro fila, "chi sbaglia paga". Una dichiarazione che, tuttavia, si è rapidamente trasformata in un'occasione per lanciare un monito alla sinistra, accusata apertamente di strumentalizzare l'episodio e di tollerare, a sua volta, altri tipi di estremismi.

Il contenuto esplicito dei canti e le reazioni del Pd

A rendere particolarmente grave l'incidente, contribuendo in modo decisivo alla sua rapida diffusione, è stata la natura esplicita e violenta dei canti ripresi nel filmato. Le parole della canzone “Me ne frego”, un inno squadrista dell'epoca, risuonavano chiare tra le mura della sede: "Camicia nera trionferà. Se non trionfa sarà un macello col manganello e le bombe a man". Al termine del brano, si sono poi distinti, con altrettanta nitidezza, i cori che a più voci inneggiavano al "Duce!". Dinanzi a tali contenuti, il Partito Democratico ha lanciato un appello diretto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, affinché condanni senza ambiguità quanto accaduto, ponendo l'accento sulla responsabilità politica di chi, in quel momento, guida il paese.

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