Vandalizzato il liceo Righi di Roma, preside: «È violenza, non politica»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La mattina di lunedì scorso, l'apertura della sede di via Boncompagni del liceo scientifico Righi ha rivelato uno scempio, un attacco che ha profondamente segnato chi, in quell'istituto storico del quartiere Sallustiano, lavora e studia. Il personale si è trovato di fronte a un panorama di devastazione, fatto di estintori svuotati, porte e vetri di aule danneggiati, e scritte oltraggiose che hanno immediatamente convinto l'amministrazione a sospendere le lezioni. Tra i graffiti, che si aggiungono ai danni stimati in diverse migliaia di euro, uno in particolare ha colpito per il suo messaggio intimidatorio e per il simbolo che lo accompagnava: «Righi Fascista la scuola é nostra», seguito dalla sagoma di una svastica. Un episodio che, inserendosi in un clima già teso, sembra voler marcare un territorio e lanciare una sfida alle istituzioni formative.

La reazione della scuola e la stima dei danni

Il dirigente scolastico, Giovanni Cogliandro, arrivato al Righi solo a settembre, ha espresso con parole amare la sua posizione netta di fronte a quanto accaduto, sottolineando come si tratti di un atto di pura violenza e non di un'espressione politica. La sua delusione, palpabile, nasce dalla constatazione che l'edificio scolastico, luogo di crescita e confronto, sia stato trasformato in un campo di battaglia simbolico. Dalle prime valutazioni tecniche, coordinate dal delegato all'edilizia scolastica della Città Metropolitana Daniele Parrucci, l'entità del danno è consistente, quantificabile in una somma che si aggira attorno ai diecimila euro, cifra che rende l'idea della sistematicità dell'azione vandalica. Operai e tecnici sono già al lavoro per ripristinare gli spazi, affinché le aule possano tornare ad accogliere gli studenti, i quali si sono visti costretti a una forzata interruzione delle attività didattiche.

Il contesto e le reazioni istituzionali

L'episodio del Righi, per quanto grave di per sé, non appare isolato nel panorama nazionale, dove altre scuole hanno recentemente subito atti analoghi di intimidazione con simboli riconducibili al neofascismo, come accaduto a Sulmona. Questo ripetersi di gesti ha spinto alcune forze politiche a sollecitare interventi chiari da parte del Ministero, interrogando il titolare Giuseppe Valditara sulle misure che intende adottare per proteggere gli istituti. Il timore, più che legittimo, è che si stia cercando di creare un clima di paura e di appropriazione indebita di spazi che devono invece rimanere neutrali e sicuri, lontani da qualsiasi forma di prevaricazione ideologica. La scuola, in questo senso, si conferma come un bersaglio sensibile, un microcosmo dove le tensioni della società si riflettono in maniera amplificata.

Le indagini e la ricerca dei responsabili

Sul piano giudiziario, le forze dell'ordine hanno avviato le necessarie indagini per identificare e rintracciare i responsabili del raid notturno, esaminando ogni possibile elemento utile, dalle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona alle caratteristiche delle scritte. L'atto, oltre a configurare reati di danneggiamento e di diffusione di simboli contrari ai principi democratici, rappresenta un affronto alla collettività che in quella scuola si riconosce. La rapidità e la determinazione con cui le autorità stanno procedendo sono essenziali per trasmettere un segnale di fermezza, dimostrando che simili manifestazioni di inciviltà e di odio non saranno tollerate, a prescindere dalle motivazioni che si celano dietro di esse.

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