Nico Paz in panchina col Lecce, Fabregas sceglie Caqueret: e non è un caso
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Redazione Sport
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Tutto pronto al Sinigaglia per l’anticipo del sabato che mette di fronte Como e Lecce, ventisettesima giornata di Serie A che si porta dietro, come spesso accade in questa fase della stagione, qualche scelta di formazione a sorpresa. La più rilevante, e probabilmente anche la più discussa tra i tifosi lariani raccolti attorno alla squadra, riguarda l’esclusione dal primo minuto di Nico Paz, il trequartista argentino tornato a disposizione dopo aver scontato il turno di squalifica che gli aveva fatto saltare la trasferta di Torino contro la Juventus. Al suo posto, Cesc Fabregas ha deciso di lanciare dal primo minuto Maxence Caqueret, centrocampista francese prelevato dal Lione con grandi aspettative e che nelle ultime uscite aveva mostrato, nonostante un impiego talvolta limitato, una crescita costante nei meccanismi di squadra e nella capacità di inserimento.
La domanda sorge spontanea, e ai cronisti presenti al bordo campo non è certo sfuggita l’occasione di chiedere conto all’allenatore spagnolo di una scelta che, oggettivamente, ha dell’inaspettato. Fabregas, dal canto suo, ha tagliato corto con una secchezza che lascia poco spazio a interpretazioni di sorta: “È solo una scelta”, ha dichiarato ai microfoni di Dazn, quasi a voler sottolineare come la gestione di una rosa così profonda e ricca di alternative, qual è quella costruita dalla proprietà indonesiana degli Hartono, passi necessariamente attraverso valutazioni tecniche che prescindono dai soli nomi. E ha aggiunto, quasi a prevenire facili letture legate al calendario, che “i tanti impegni non c’entrano”, allontanando così l’idea che la panchina di Paz sia una semplice precauzione in vista dell’impegno infrasettimanale di Coppa Italia contro l’Inter, semifinale d’andata che rappresenta un appuntamento storico per il club lariano.
Un mercato da grandi numeri e due filosofie a confronto
Osservando i numeri complessivi delle due squadre, emerge con chiarezza la distanza siderale che separa i rispettivi progetti tecnici e societari. Il Como, tra la sessione estiva e quella invernale di riparazione, risulta essere la squadra di Serie A con il maggior saldo negativo di mercato, toccando la ragguardevole cifra di -110 milioni di euro. Una cifra che, per chi conosce le dinamiche della massima serie, vale quasi il doppio del passivo fatto registrare dalla Juventus, altro club impegnato in una profonda rifondazione. Dall’altra parte, il Lecce propone un modello diametralmente opposto: un saldo positivo di circa nove milioni, frutto di trenta milioni incassati dalle cessioni e poco più di venti reinvestiti per acquisti mirati, con una attenzione maniacale al contenimento dei costi e alla valorizzazione dei giovani talenti da far crescere nel vivaio giallorosso.
La differenza la raccontano proprio quei freddi numeri di bilancio, capaci di illuminare meglio di qualsiasi parola la filosofia della famiglia Hartono, decisa a portare la Champions League sulle rive del Lario, magari sognando traguardi ancora più ambiziosi vista la potenza economica a disposizione. Il Lecce resiste invece con orgoglio, rappresentando quel calcio di provincia autentico, fatto di sacrificio e di una gestione societaria senza indebitamenti, che punta a mantenere la categoria lavorando di cesello più che di martello.
L’esplosione di Caqueret e la gestione delle risorse
La scelta di Fabregas, al di là delle dichiarazioni di circostanza, trova una sua logica anche nell’analisi del momento che sta vivendo l’ex centrocampista del Lione. Caqueret, classe 2000, nelle ultime apparizioni aveva mostrato una confidenza col gol e un dinamismo che forse mancavano nella mediana lariana: la rete realizzata qualche settimana fa, unita a una serie di prestazioni in crescendo, lo hanno reso un’opzione più che credibile per occupare la zona centrale del campo, anche in una posizione più avanzata rispetto al suo ruolo naturale di interdizione. L’impressione, e i numeri raccolti in questa prima parte di stagione lo confermano, è che il francese possa garantire una quantità di palloni giocati e una qualità nelle verticalizzazioni che in certe partite, magari contro avversari chiusi come presumibilmente sarà il Lecce, potrebbero rivelarsi decisive per scardinare le maglie difensive.
Nico Paz, d’altronde, è reduce da una settimana particolare: saltata la Juventus per squalifica, il rientro in gruppo è stato graduale, e sebbene non si parli di problemi fisici, è lecito pensare che l’allenatore abbia preferito non rischiare una condizione ancora non ottimale, forte della consapevolezza di avere a disposizione una panchina lunga e di qualità. Non va dimenticato, inoltre, che martedì sera il Sinigaglia ospiterà l’Inter per l’andata della semifinale di Coppa Italia, appuntamento che profuma di storia per un club che fino a pochi anni fa militava in categorie inferiori e che ora, con investimenti mirati e una gestione tecnica ambiziosa, si ritrova a lottare su più fronti.
Le scelte ufficiali e l’assetto delle due squadre
Mancano pochi minuti al fischio d’inizio e le formazioni ufficiali disegnano un confronto interessante sotto molteplici punti di vista. Il Como si schiera con il consueto 4-2-3-1: davanti a Butez, la linea difensiva è composta da Van Der Brempt, Kempf, Ramon e Moreno; in mediana agiscono Da Cunha e Perrone, mentre il trio dei trequartisti vede Vojvoda e Rodriguez ai lati con Caqueret centralmente a supporto dell’unica punta Douvikas. Una formazione che punta sulla mobilità e sugli inserimenti senza palla, caratteristica quest’ultima che ben si adatta alle qualità del francese. In panchina, tra gli altri, restano ovviamente Nico Paz e anche Morata, segno di una profondità di organico notevole.
Il Lecce di Eusebio Di Francesco risponde con un 3-5-2 speculare nelle intenzioni ma con interpreti diversi: Falcone in porta, reparto arretrato a tre con Siebert, Gabriel e Ndaba; centrocampo folto con Veiga, Gandelman, Ramadani, Coulibaly e Gallo; davanti la coppia formata da Cheddira e Banda, chiamati a sfruttare gli spazi che inevitabilmente una squadra come il Como, nel suo tentativo di fare la partita, potrebbe concedere in fase di transizione. I salentini, reduci da prestazioni altalenanti ma consapevoli della propria forza nel giocare da squadra, cercheranno di colpire in ripartenza, affidandosi alla velocità dei propri esterni e alla capacità di Ramadani di dettare i tempi in mezzo al campo. La sfida, al di là dei nomi e delle gerarchie, si preannuncia combattuta, con due modi di intendere il calcio e la gestione delle risorse umane destinati a incrociarsi per novanta minuti.




