Laurent Mekies chiarisce la posizione di Verstappen: “Non sta pensando al ritiro, ma al bene della F1”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’avvio della nuova era tecnica della Formula 1, come spesso accade quando si azzerano i regolamenti, sta ridisegnando gli equilibri del campionato in modo quasi traumatico per chi era abituato a vincere. Per la Red Bull, infatti, il bilancio iniziale di questa annata 2026 è tutt’altro che esaltante, anzi, se si guarda la classifica del mondiale Costruttori dopo le prime tre gare – appena 16 punti che valgono il sesto posto, superati persino dalla Haas e raggiunti dall’Alpine – verrebbe da pensare che la squadra di Milton Keynes non sia più un top team. Eppure, sarebbe riduttivo fermarsi ai soli numeri, perché dietro a questa crisi di prestazioni evidente si cela una strategia di lungo periodo, e il team principal Laurent Mekies ha voluto fare chiarezza, in particolare, sul futuro del suo pilota di punta, Max Verstappen.

Un ritardo pagato a caro prezzo, ma una scelta consapevole

La verità, come spesso accade in questo sport, è che la Red Bull sta pagando ora la rincorsa forsennata al mondiale del 2025, una lotta persa per soli due punti proprio contro Lando Norris con la McLaren. Invece di mollare la presa per concentrarsi sulla RB22 di quest’anno, il team anglo-austro-thailandese ha spinto fino all’ultimo sullo sviluppo della vecchia vettura, e Mekies, in un intervento ripreso dalla stampa internazionale, non ha nascosto che questa scelta, sebbene dolorosa oggi, era l’unica possibile: “Eravamo in lotta per il Titolo – ha spiegato – e mollare non faceva parte del nostro Dna”. Il risultato, lo vediamo in pista, è una monoposto che soffre terribilmente sul piano telaistico, proprio quello che un tempo era il fiore all’occhiello della scuderia. Se il debutto della power unit sviluppata internamente in collaborazione con Ford rappresenta un segnale incoraggiante – tanto che i riscontri dopo tre gare la mettono in grado di sfidare la migliore unità in pista – le prestazioni generali raccontano una realtà più complessa, con un gap che tocca quasi il secondo al giro dalle vetture di testa.

Il peso e l’anima perduta della RB22

A complicare ulteriormente il quadro, poi, c’è un problema tecnico strutturale che sta facendo impazzire gli ingegneri: la RB22 è semplicemente troppo pesante. Le nuove regole hanno abbassato il limite di peso a 768 kg, ma fonti vicine alla scuderia rivelano che la vettura di Verstappen supera ancora questo limite di oltre 10 kg, una zavorra passiva che gli costa stime alla mano circa due o tre decimi al giro. E non è solo una questione di cronometro, perché questo peso extra impedisce una corretta distribuzione dei pesi, penalizzando in particolare la percorrenza nelle curve lente. Analizzando la telemetria, emerge un quadro impietoso: nelle curve lente Verstappen perde fino a 8 km/h rispetto ad un avversario diretto come Antonelli, mentre nelle curve a media velocità la vettura sembra magicamente tornare competitiva. Una doppia anima, insomma, che rende la guida imprevedibile e mina la fiducia del pilota. La squadra, dal canto suo, ha dovuto persino ridurre la potenza del motore dopo la rottura dell’unità di Hadjar in Australia, adottando una mappatura più conservativa che ha ulteriormente mascherato la bontà del propulsore.

“Non si sta ritirando, vuole solo correre meglio”

Ed è proprio in questo contesto di frustrazione tecnica che si inseriscono le voci, circolate insistentemente nei paddock, su un possibile ritiro anticipato di Max Verstappen. Il quattro volte campione del mondo, abituato a lottare per le vittorie, si ritrova a gestire una vettura che “non ha un’anima” e che lo costringe a qualifiche in sordina (l’ottavo posto in Giappone ne è l’esempio) e a rimonte anonime. Tuttavia, Mekies ha voluto tagliare corto con le speculazioni, spiegando che l’olandese non sta pensando affatto di appendere il casco al chiodo, ma anzi, è preoccupato per il bene dell’intera Formula 1. “Max è frustrato – ha ammesso il francese – perché vuole vincere. Ma quando parliamo, lui non mi dice ‘voglio andare via’, mi dice ‘dobbiamo sistemare questa macchina’. La sua passione è intatta, semplicemente non sopporta l’idea di girare nel gruppone”.

La classifica che inganna e la realtà dei fatti

A rendere ancora più amaro questo boccone per la Red Bull, c’è il fatto che il distacco dai vertici sia così evidente nonostante il motore, finalmente, funzioni. Se si esclude la power unit Mercedes, che al momento dettala legge in termini di efficienza e gestione energetica, il propulsore di Milton Keynes è già davanti a Ferrari e Honda. Questo significa che il tallone d’Achille è esclusivamente il grip meccanico e l’aerodinamica della scocca, un problema che Mekies e il suo staff sperano di risolvere con gli aggiornamenti previsti per Miami. Il sesto posto in classifica, con soli due punti di vantaggio sulla Racing Bulls a parità di Power Unit, è una fotografia crudele ma fedele di un inizio di campionato da dimenticare. Tuttavia, se la squadra riuscirà a trovare le risposte che cerca nelle simulazioni, il recupero – seppur complicato – non è impossibile, anche perché il potenziale di Verstappen, se messo su una vettura stabile, rimane fuori discussione.

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