Utili record per le banche Usa, ma Piazza Affari punisce chi non convince

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un bottino da trentatré miliardi di dollari in soli tre mesi, una cifra che racconta meglio di ogni parole lo stato di salute apparentemente granitico dei colossi del credito a stelle e strisce. JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo hanno chiuso il primo trimestre del 2026 con utili netti complessivi che, complice una volatilità dei mercati alimentata dal conflitto in Iran, hanno toccato livelli raramente registrati in questa stagione dell’anno. Eppure, a guardare i listini, qualcosa non ha funzionato: il giudizio degli investitori si è rivelato severo, quasi cinico, premiando chi ha saputo superare le attese non solo negli utili per azione ma anche nelle prospettive future, e punendo senza appello chi ha mostrato il fianco a previsioni riviste al ribasso o a ricavi leggermente inferiori alle stime.

L’effetto della guerra sul trading e investment banking

A fare la differenza in questa tornata di trimestrali non è stata certo la crescita economica americana – ancora avvolta da un’incertezza di fondo – né un ciclo dei tassi particolarmente favorevole, bensì la guerra in Medio Oriente. Il conflitto, con le sue ripercussioni sui prezzi delle materie prime e sulle aspettative sui tassi, ha scatenato un’intensa attività di trading da cui le grandi banche hanno saputo trarre profitto. JPMorgan, ad esempio, ha registrato ricavi da record nel comparto trading, toccando gli 11,6 miliardi di dollari tra reddito fisso e azioni, una performance che le ha permesso di staccare di 2,3 miliardi un competitor diretto come Goldman Sachs. Quest’ultima, dal canto suo, ha fatto segnare un primato assoluto nel trading azionario, con ricavi saliti a 5,33 miliardi di dollari (+27% su base annua), mentre Citigroup ha festeggiato il miglior trimestre degli ultimi dieci anni per la sua divisione trading, con ricavi saliti a 7,2 miliardi. A questo si aggiunge una robusta ripresa delle fees da investment banking: JPMorgan ha visto un balzo del 28% su base annua, Goldman un +48% trainato da un’impennata dell’89% delle commissioni da consulenza M&A. Insomma, la guerra ha riacceso i motori di Wall Street, ma non per tutti allo stesso modo.

JPMorgan e Citi a segno, Wells Fargo tradita dalle attese

Numeri da record, dunque, ma con distinguo che hanno pesato sull’andamento dei titoli. JPMorgan ha pubblicato un utile per azione adjusted di 5,94 dollari, ben al di sopra dei 5,46 attesi, sostenuto da ricavi totali per 50,5 miliardi. Eppure, il titolo è scivolato nel pre-market di quasi il 3%. Il motivo? Il taglio delle previsioni sul margine di interesse netto (NII) per l’intero anno, ridotto a 103 miliardi contro i 104,5 precedenti, un segnale che il vento favorevole degli alti tassi potrebbe iniziare a calare. Discorso simile per Wells Fargo, che ha riportato utili in crescita (5,3 miliardi, +7%) ma ha mancato le stime sui ricavi, fermisi a 21,45 miliardi contro i 21,8 previsti, scatenando un rosso del 5%. A fare la differenza in positivo è stata invece Citigroup: l’istituto guidato da Jane Fraser ha superato le attese sia sull’utile per azione (3,06 dollari contro i 2,65 stimati) sia sui ricavi, volati a 24,63 miliardi grazie al balzo del 39% del trading azionario. Un quadro, insomma, a due facce: eccellente capacità di generare profitti, ma una crescita dei ricavi che, in alcuni casi, fatica a convincere pienamente.

L’incognita dei margini e il ritorno alla prudenza

Ciò che emerge con chiarezza da queste trimestrali è un cambiamento di passo nel sentiment del mercato, che sembra aver smesso di guardare solo al dato storico per concentrarsi sulle prospettive. Le banche più esposte al mercato domestico e al credito al consumo, come Wells Fargo, pagano l’incertezza legata all’impatto dell’inflazione e dei prezzi dell’energia sui bilanci delle famiglie. D’altro canto, i giganti del trading e dell’investment banking come Goldman Sachs mostrano una salute di ferro, ma anche loro devono fare i conti con un incremento dei costi e con la fine dell’era dei margini facilmente espandibili. La correzione delle previsioni sul NII da parte di JPMorgan è un campanello d’allarme che nessun analista può ignorare, un segnale che la fase di espansione basata esclusivamente sui tassi alti è probabilmente giunta al capolinea. Il settore bancario americano si conferma quindi in salute, ma quella salute assume ora i connotati di una prudenza obbligata, in attesa di capire se il conflitto in corso avrà ripercussioni più profonde sull’economia reale.

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