Il nuovo corso di Mps tra piano industriale e partita per il cda
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Redazione Economia
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Il quartier generale di Rocca Salimbeni, in questi giorni, è il crocevia di manovre finanziarie e assembleari che ridisegneranno gli equilibri del gruppo. I vertici di Banca Monte dei Paschi di Siena, riuniti in quello che gli addetti ai lavori definiscono un vero e proprio conclave, stanno mettendo a punto le ultime rifiniture del piano industriale che l'amministratore delegato Luigi Lovaglio ha presentato al mercato venerdì 27 febbraio, un documento che delinea il futuro dell'istituto senese in simbiosi con Mediobanca, la cui controllata ha partecipato alle discussioni strategiche. Parallelamente, e con uguale intensità, si lavora alla composizione della lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione, una scadenza fissata per metà aprile che richiede il deposito formale delle candidature entro il 6 marzo.
La nuova architettura del gruppo, che Lovaglio ha illustrato agli analisti, poggia su obiettivi ambiziosi: si prevede un utile netto rettificato di 3,7 miliardi di euro entro il 2030, accompagnato da una distribuzione cumulativa di dividendi pari a circa 16 miliardi, segnale di una chiara volontà di premiare l'azionariato. L'operazione, che porterà al delisting di Piazzetta Cuccia, verrà dettagliata nei prossimi giorni con la presentazione dei concambi, ma è già chiaro che l'integrazione tra le due realtà bancarie, che opereranno sotto i rispettivi marchi, sarà completa entro la fine dell'anno. La partita industriale, insomma, corre veloce, e Lovaglio ha voluto accelerare personalmente per definire l'impianto complessivo di un gruppo che si candida a diventare la terza forza bancaria del Paese.
La selezione per il board, Passera tra i nomi in ballo
Mentre il piano industriale prende forma, la governance resta un tassello caldo. Il comitato nomine ha lavorato per scremare la lista lunga, partita da una trentina di profili, per arrivare a una rosa ristretta di venti candidati da sottoporre al consiglio uscente. Tra i nomi che circolano con insistenza, oltre alla conferma dell'ad Lovaglio e del presidente Nicola Maione, figura anche quello di Corrado Passera, il banchiere che in passato ha guidato la banda e che oggi sembra interessato a un ruolo di primo piano, magari proprio alla presidenza. La selezione, che richiederà una maggioranza qualificata di due terzi in cda, dovrà confrontarsi con le indicazioni della Vigilanza europea, attenta alla composizione e all'esperienza dei nuovi amministratori.
La partita sulla quota Generali e il nodo regolatorio
Uno dei pilastri su cui poggia la solidità del nuovo gruppo è rappresentato dalla partecipazione del 13% in Generali, un asset che Lovaglio ha definito strategico e che garantisce stabilità e diversificazione agli utili. La gestione di questa quota, attualmente in capo a Mediobanca, resterà lì, e l'amministratore delegato ha espresso chiaramente l'intenzione di non volerla spostare, riconoscendo il know-how maturato da Piazzetta Cuccia. C'è però una complessità tecnica da sciogliere: il cosiddetto "Danish Compromise", la norma che finora ha consentito a Mediobanca di beneficiare di uno sconto patrimoniale su questa partecipazione. L'Eba e la Bce dovranno valutare se questo regime possa essere applicato anche al nuovo soggetto giuridico risultante dalla fusione, un passaggio non scontato che potrebbe richiedere nuove procedure autorizzative.
Il ruolo del Tesoro e le mosse dei grandi azionisti
Sullo sfondo, a fare da contrappeso alle dinamiche industriali, c'è il mosaico delle partecipazioni azionarie. Il Ministero dell'Economia, che detiene ancora una quota residua attorno al 4,8%, ha fatto sapere di non voler presentare una propria lista né di esprimere voto in assemblea, lasciando campo libero agli altri soci. Tra questi spiccano Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone, azionisti di peso che complessivamente controllano una fetta importante del capitale e che hanno già avviato consultazioni informali con il management. La loro posizione sarà determinante non solo per la composizione del nuovo cda ma anche per gli equilibri futuri del gruppo, in un contesto in cui la Procura di Milano mantiene aperto un fascicolo sulle circostanze dell'acquisizione di Mediobanca, un'ombra che non ha però fermato il percorso di integrazione.




