L'estate di San Martino regala giorni miti, ma il Nord resta nel freddo e nello smog
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Redazione Interno
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Dopo le perturbazioni che hanno caratterizzato l’inizio del mese, segnando in particolare le regioni meridionali con cieli coperti e precipitazioni, l’anticiclone africano sta offrendo una pausa di clima insolitamente mite. Questo ponte di alta pressione, che si protrarrà fino a venerdì 14, sta infatti scaldando le giornate autunnali, portando con sé quella che tradizionalmente viene definita l’estate di San Martino. Un fenomeno, quest’ultimo, che nel nostro emisfero boreale tende a manifestarsi proprio intorno all’undici novembre, festività del santo, creando una parentesi di tepore dopo i primi rigori stagionali.
Uno scenario meteorologico diviso in due
La situazione, tuttavia, non è uniforme su tutto lo Stivale. Se al Centro-Sud, come sottolineato dal meteorologo Lorenzo Tedici, si possono registrare picchi fino a 20-24 gradi, con valori in montagna che superano di ben dieci unità le medie del periodo, il Nord e la costa ligure vivono una condizione diametralmente opposta. Lì, l’assenza di venti significativi e la stabilità atmosferica favoriscono il ristagno delle masse d’aria, un fenomeno che, se da un lato mantiene le temperature più basse, dall’altro causa un sensibile accumulo di inquinanti, avvolgendo le città in una cappa di smog. È una dicotomia climatica che segna profondamente queste giornate, mostrando come un unico grande sistema anticiclonico possa generare effetti tanto differenti a distanza di poche centinaia di chilometri.
La scienza dietro il tepore fuori stagione
L’estate di San Martino, che nell’emisfero australe si osserva invece all’inizio di maggio, non è una semplice leggenda popolare ma un evento meteorologico reale e ricorrente. Si tratta di una fase di tempo stabile e soleggiato, favorita proprio dall’espansione di promontori anticiclonici di origine subtropicale, i quali, come sta avvenendo in questi giorni, riescono a risalire il Mediterraneo donando un ultimo, fugace assaggio di estate. Questo respiro di bel tempo, sebbene atteso e in certa misura previsto, non manca mai di sorprendere per l’intensità con cui può manifestarsi, alterando temporaneamente i normali ritmi della stagione.
Una tregua destinata a concludersi
La persistenza di questa configurazione barica, sebbene benefica per molti, non è destinata a durare in eterno. L’alta pressione, dopo aver dominato la scena per diversi giorni, comincerà infatti a cedere il passo già a partire dal prossimo fine settimana. Il suo indebolimento aprirà la porta al ritorno di perturbazioni atlantiche, le quali riporteranno sulla penisola un tempo più consono al periodo, con piogge e un generale abbassamento delle temperature. Quella che stiamo vivendo è dunque una parentesi, seppur significativa, all’interno del più ampio e inarrestabile ciclo autunnale.




