Il cuore espiantato non presenta danni: l’autopsia sul piccolo Domenico restituisce un primo verdetto
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Redazione Interno
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È durata fino al tardo pomeriggio l’autopsia sul Corpo di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo morto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un travagliato tentativo di trapianto cardiaco, e dai primi riscontri emergerebbe un elemento destinato a spostare il baricentro dell’inchiesta. L’esame autoptico, svoltosi nell’obitorio giudiziario del Secondo Policlinico di Napoli e preceduto da un incidente probatorio durato oltre tre ore davanti al giudice Mariano Sorrentino, ha infatti coinvolto non solo la salma ma anche il cuore malato del piccolo e l’organo donato, giunto da Bolzano in condizioni definite "congelato" da più testimoni. Secondo quanto apprende la Dire da un consulente di uno dei sette professionisti iscritti nel registro degli indagati – sette persone, va ricordato, che al momento devono considerarsi estranee fino a prova contraria – il cuore espiantato in Alto Adige non mostrerebbe alterazioni macroscopiche riconducibili a errori commessi durante la fase di prelievo. Una circostanza, quest’ultima, che sembrerebbe smentire alcune delle voci raccolte nelle carte processuali, quelle secondo cui l’organo sarebbe stato lesionato già in sala operatoria a Bolzano da un taglio maldestro, e che ora concentra l’attenzione degli inquirenti su ciò che è accaduto dopo, durante il viaggio di ritorno o nella delicatissima fase di impianto.
La sequenza degli eventi, ricostruita incrociando testimonianze e chat interne al personale sanitario, dipinge un quadro fatto di scelte tecniche quantomeno opinabili e di una comunicazione ai limiti dell’inesistente tra le due equipe, quella partita da Napoli per prelevare l’organo e quella rimasta in sala ad attendere. Dalle conversazioni finite agli atti emerge che il piccolo Domenico sarebbe rimasto senza cuore per un lasso di tempo che alcuni verbali quantificano in circa quarantacinque minuti, un’eternità per un organismo già provato, e che al suo arrivo l’organo donato, conservato in un contenitore isotermico di vecchia generazione con ghiaccio secco anziché con quello tradizionale, era talmente rigido da essere descritto come "una pietra". Il caposala, entrato in sala, si sarebbe accorto con stupore che il cuore malato del bambino era già stato asportato e adagiato su un telo verde, e alla vista dell’organo congelato avrebbe esclamato, in un dialetto che la cronaca ha riportato, quasi un’incredulità per quella sequenza anomala. Si è tentato di scongelare il cuore con acqua prima fredda, poi tiepida, infine calda, una procedura della durata di circa venti minuti che alcuni dei presenti hanno definito "disperata", mentre il chirurgo, secondo quanto verbalizzato, avrebbe commentato che quel cuore non avrebbe mai ripreso a battere.
Mentre i periti nominati – Ugolino Livi, Luca Lorini e Biagio Solarino, dopo la sostituzione di Mauro Rinaldi, ricusato dai legali della famiglia Caliendo – avranno centoventi giorni di tempo per depositare le loro conclusioni, con udienza fissata per l’undici settembre, la salma del bambino è stata restituita ai familiari. Domani, mercoledì quattro marzo, nel Duomo di Nola, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, il vescovo Francesco Marino presiederà le esequie, un momento che la Curia ha voluto fosse custodito nel più assoluto riserbo e raccoglimento, vietando espressamente l’uso di telefonini o videocamere all’interno della chiesa. La premier Giorgia Meloni, che ha più volte manifestato solidarietà alla madre del piccolo, potrebbe partecipare alla cerimonia, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali, mentre all’esterno dell’obitorio giudiziario, nel primo pomeriggio, qualcuno aveva già lasciato un mazzo di fiori con un biglietto: "Sarai un angioletto aggiunto al coro degli angeli".




