Renault volta pagina con futuREady, addio alla Renaulution di De Meo
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Redazione Economia
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Il gruppo Renault ha ufficialmente archiviato l’era di Luca De Meo, dimessosi dalla carica di amministratore delegato nel giugno del 2025, per abbracciare la visione del nuovo ceo François Provost, nominato a fine luglio dello stesso anno. Il piano strategico presentato martedì a Parigi, battezzato futuREady, segna una discontinuità netta rispetto alla precedente Renaulution, un cambio di passo che non si limita a un semplice gioco di parole ma che affonda le radici in un contesto di mercato profondamente mutato e in una competizione, soprattutto con i costruttori cinesi, divenuta ormai serratissima.
Obiettivo duemilioni di vendite e metà fuori dall’Europa
Il nuovo corso disegnato da Provost, uomo di lungo corso all'interno della Losanga con esperienze in Asia e alla guida delle alleanze strategiche, si propone di trasformare il gruppo in un punto di riferimento per l'industria europea, ma con uno sguardo spietatamente rivolto ai mercati globali. Il piano, che copre il periodo fino al 2030, fissa obiettivi ambiziosi per il solo marchio Renault: superare i due milioni di veicoli venduti annualmente, con una percentuale significativa, almeno il cinquanta per cento, proveniente da Paesi extraeuropei, un'area geograficamente vasta che comprende il Sudamerica, l'India e la Corea del Sud, dove la pressione della concorrenza cinese si fa particolarmente sentire. In Europa, dove la domanda di elettrico mostra segnali di recupero seppur altalenanti, la casa della Losanga prevede di elettrificare completamente le proprie vendite entro la fine del decennio, ma con una particolarità, ovvero la conferma della tecnologia ibrida E-Tech anche oltre quella data, a testimonianza di un approccio che non vuole bruciare le tappe e che lascia aperte più strade tecnologiche.
L’offensiva dei trentasei nuovi modelli e la partnership con Google
Il cuore pulsante della strategia futuREady risiede in una poderosa offensiva di prodotto che prevede il lancio complessivo di trentasei nuovi modelli, di cui ventidue destinati al solo mercato europeo, dei quali sedici completamente elettrici. Per sostenere questa transizione, Renault punta a sviluppare in Francia una nuova piattaforma per veicoli a batteria, la RGEV Medium 2.0, che promette di ridurre i costi di produzione del quaranta per cento rispetto alle architetture attuali, un elemento cruciale per rendere l'elettrico accessibile a un pubblico più ampio. L'efficienza, in questo piano, non è solo una parola d'ordine, ma si traduce in numeri precisi: l'obiettivo dichiarato è abbattere del trenta per cento il numero medio di componenti per vettura, ridurre del venti per cento i costi di produzione e rendere la logistica più snella del trenta per cento, il tutto mentre si pianifica l'installazione di trecentocinquanta robot umanoidi nelle fabbriche per automatizzare le mansioni più gravose e a basso valore aggiunto. Sul fronte dell'innovazione digitale, la collaborazione con Google verrà ulteriormente approfondita per sviluppare l'infotaiment e i sistemi di bordo, con veicoli sempre più definiti dal software e aggiornabili da remoto.
Il nuovo realismo industriale di Provost e la sfida dei costi
L'impronta di François Provost, tuttavia, si legge con chiarezza anche e soprattutto nella revisione al ribasso degli obiettivi finanziari, un gesto di pragmatismo che segna una netta cesione con le promesse, forse troppo ambiziose, della gestione De Meo. Se il manager italiano aveva ipotizzato margini operativi superiori all'otto per cento, il nuovo piano fissa un target compreso tra il cinque e il sette per cento del fatturato, con un flusso di cassa libero del settore automotive stabilizzato a una media annua di almeno un miliardo e mezzo di euro. Questa correzione, lungi dall'essere una ritirata, riflette la volontà di costruire una crescita solida e resiliente, capace di resistere alle turbolenze di un mercato globale reso incerto dai rincari delle materie prime e dalla guerra dei prezzi innescata proprio dai competitor cinesi. Per competere con questi ultimi, Renault non intende sfidarli sul loro terreno, almeno non in termini di volumi, ma punta a eguagliarne la velocità di sviluppo e l'efficienza nei costi, come già dimostrato con la nuova Twingo E-Tech, realizzata in soli ventuno mesi grazie anche al contributo degli ingegneri del centro di Shanghai.
Le strategie per Dacia e Alpine e la manifattura per conto terzi
Il piano futuREady declina la propria visione anche per gli altri due marchi del gruppo. Dacia, forte della sua filosofia low cost, continuerà a puntare sull'accessibilità, ampliando la propria gamma nel segmento C con nuovi modelli come il crossover Striker, e accelerando l'elettrificazione fino a coprire i due terzi delle sue vendite con quattro modelli a batteria, inclusa una citycar dal prezzo inferiore ai diciottomila euro. Alpine, dal canto suo, rimane il brand delle sportive e si prepara al lancio della nuova generazione della A110, completamente elettrica, sviluppata su una piattaforma dedicata, l'Alpine Performance Platform, che promette di coniugare leggerezza e prestazioni elevate grazie a soluzioni tecniche avanzate come l'architettura a ottocento volt. A completare il quadro, una strategia industriale che vede Renault aprirsi sempre più alla manifattura per conto terzi: entro il 2030, il gruppo prevede di produrre oltre trecentomila veicoli all'anno per altri costruttori, tra cui i partner storici Nissan e Mitsubishi, ma anche nuovi alleati come Geely e Ford, un modo per saturare gli impianti e ottimizzare le economie di scala in un'industria che richiede investimenti sempre più colossali.
Description: Renault svela il nuovo piano strategico futuREady del ceo François Provost: 36 nuovi modelli entro il 2030, obiettivo 2 milioni di vendite e sfida ai costruttori cinesi.




