Il gip di Terni fissa l’incidente probatorio sul caso Barbara Corvi: il dna delle cartoline e il raffronto con tre profili genetici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono passati più di sedici anni (oggi sono diciassette, per l’esattezza) da quando Barbara Corvi, trentacinquenne di Montecampano di Amelia, svanì nel nulla lasciando dietro di sé solo un silenzio rotto, pochi giorni dopo la sua scomparsa, da due cartoline spedite da Firenze. Quelle missive, recapitate ai figli e firmate con il suo nome – sebbene una perizia abbia già escluso che la grafia fosse la sua – rappresentano oggi il nodo cruciale di una nuova indagine, quella che il gip di Terni, Barbara Di Giovannantonio, ha deciso di portare avanti attraverso un incidente probatorio fissato per il prossimo 10 giugno. L’atto, concesso su richiesta delle difese degli indagati, non è un dettaglio procedurale secondario, bensì il meccanismo che consentirà di cristallizzare una prova potenzialmente decisiva: il materiale biologico eventualmente recuperato dai francobolli verrà infatti confrontato con i profili genetici di tre persone ben precise, gettando le basi scientifiche per un eventuale processo.

I tre profili al centro del raffronto genetico

L’accertamento richiesto dal pm e accolto dal tribunale umbro non si limiterà a verificare la presenza di tracce organiche su quelle carte, né tanto meno a tentare vanamente di decifrare scritte già dichiarate non autentiche. L’obiettivo è molto più mirato: estrarre il dna dalla colla o dalla carta dei francobolli, laddove fosse ancora reperibile, per incrociarlo con quello di Roberto Lo Giudice, l’ex marito della scomparsa già indagato (e in passato prosciolto) per omicidio e occultamento di cadavere, e di suo fratello Maurizio. Accanto a loro, però, il gip ha inserito un terzo nome, quello di un uomo di Amelia che all’epoca intratteneva una relazione con Barbara. Un soggetto, quest’ultimo, che non risulta formalmente sottoposto a indagini preliminari, ma la cui inclusione nel perimetro dell’incidente probatorio – su espressa citazione del giudice – amplifica la portata dell’esame, suggerendo che gli inquirenti non vogliano lasciare alcuna zona d’ombra inesplorata.

Il contesto investigativo e le parole del procuratore

Il fascicolo, va ricordato, è stato riaperto circa un anno fa, alimentato da un servizio giornalistico che aveva riacceso i riflettori su un cold case destinato altrimenti a restare archiviato. La strategia della Procura di Terni, guidata dal procuratore Antonio Laronga, si basa su un assunto chiaro: il progresso scientifico degli ultimi anni, con tecniche di biologia forense sempre più raffinate, consente oggi di analizzare reperti che un tempo sarebbero stati considerati nulli o deteriorati. “Abbiamo il dovere di non lasciare alcunché di intentato”, ha spiegato Laronga ai cronisti, sottolineando come quegli accertamenti, sebbene irripetibili, rappresentino una tessera essenziale del mosaico probatorio per provare a ricostruire l’accaduto. Le cartoline, infatti, sono sempre state lette dagli investigatori come un maldestro tentativo di depistaggio, un escamotage per far credere a un allontanamento volontario della donna che invece, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata uccisa.

La natura tecnica dell’incidente probatorio

Sebbene la difesa di Roberto Lo Giudice, rappresentata dagli avvocati Cristiano Conte e Giorgio Colangeli, abbia a suo tempo manifestato perplessità sulla riapertura del caso – sottolineando che il nuovo filone nasceva da dichiarazioni giudicate poco attendibili e non da elementi concreti – la scelta del giudice di procedere con l’incidente probatorio rappresenta una vittoria tattica per la difesa stessa. Con questo istituto legale, il materiale genetico verrà analizzato una volta per tutte davanti al giudice, garantendo alle parti la possibilità di assistere alle operazioni e di nominare i propri consulenti, evitando così il rischio di un accertamento tecnico “irripetibile” condotto in via unilaterale dal pm. L’esito di quei raffronti, atteso per la tarda primavera, dirà se sui francobolli delle cartoline – quelle che avrebbero dovuto rassicurare due bambini sulla sorte della madre – è rimasta impressa la traccia biologica di chi, molto probabilmente, tentava solo di coprire le proprie tracce.

Meta Description: Gip Terni fissa incidente probatorio su dna delle cartoline di Barbara Corvi, scomparsa nel 2009. Raffronto tra reperti e tre profili genetici.

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