Lisa Vittozzi entra nella storia: l’oro olimpico nel biathlon è suo, con una rimonta e zero errori al poligono

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La neve di Anterselba, o Anterselva che dir si voglia, è diventata il palcoscenico di un’impresa che mancava nel medagliere azzurro dall’alba dei Giochi invernali. Lisa Vittozzi, trentunenne carabiniera di Pieve di Cadore, ha vinto la medaglia d’oro nella 10 chilometri a inseguimento, regalando all’Italia la prima affermazione olimpica di sempre nel biathlon -1-3-5. Una gara, la sua, costruita con la pazienza del cacciatore e la freddezza del cecchino, visto che dai 40 secondi di ritardo accumulati nella sprint è riuscita a risalire la corrente fino a imporsi con il tempo di 30 minuti, 11 secondi e 8 decimi, lasciando la norvegese Maren Kirkeeide a 28 secondi e 8 decimi e la finlandese Suvi Minkkinen a 34 secondi e 3 decimi -1-3-7.

Se si esaminano i tabellini, ci si accorge che la vera differenza, in una disciplina che mescola lo sforzo fisico del fondo con la precisione del tiro, la ha fatta la sua esecuzione al poligono: venti bersagli colpiti su venti, una perfezione che non concede nulla al caso e che le ha permesso di gestire il vantaggio senza mai guardarsi alle spalle -1-3-6. Una prestazione che ha dell’incredibile se solo si considera che appena un anno fa, per via di un infortunio alla schiena che ne ha condizionato l’intera stagione, molti davano per scontato che non sarebbe nemmeno arrivata in condizione all’appuntamento casalingo -1-9. E invece no, perché Vittozzi ha dimostrato ancora una volta di saper trasformare le avversità in carburante, lei che nel 2019, dopo un Mondiale partito con i riflettori puntati addosso, era caduta in una crisi profonda, personale prima ancora che tecnica, perdendo quella serenità che oggi invece sembra sprizzar da ogni suo sorriso sul podio -6-10.

Ma l’oro di Vittozzi non è soltanto una questione individuale, bensì il tassello più luccicante di un mosaico che vede l’Italia volare in questa edizione dei Giochi. Con questa vittoria, la ventiduesima medaglia complessiva della spedizione azzurra, si è superato il record storico di Lillehammer 1994, quando le medaglie erano state venti -5-7. E non è tutto, perché quella di Lisa è l’ottava medaglia d’oro, un bottino che nemmeno nelle edizioni più trionfali si era mai riusciti a mettere insieme. La domenica che l’ha vista protagonista è stata una domenica da incorniciare per tutto lo sport italiano, impreziosita anche dall’oro di Federica Brignone nel gigante, dall’argento nello snowboard cross misto di Michela Moioli e Lorenzo Sommariva, e dal bronzo nella staffetta maschile di sci di fondo, dove un altro sappadino, Davide Graz, ha contribuito a far salire il conto delle medaglie di una piccola realtà alpina che adesso può vantare un albo d’oro invidiabile -2-5-8.

Il ritorno di Lisa e la festa di un intero paese

Chi pensava che il percorso di Vittozzi fosse segnato solo da infortuni e delusioni farebbe bene a rivedere le immagini di domenica. La sua rimonta, partita dalla quinta piazza, ha assunto i contorni dell’epica sportiva quando, giunta all’ultimo poligono, ha visto la norvegese Kirkeeide sbagliare due colpi, spalancandole di fatto la porta per il rettilineo finale, quel tratto che lei ha percorso quasi inchinandosi al pubblico prima di lasciarsi cadere sulla neve, stremata e felice -1-4. Nelle interviste rilasciate a caldo, l’azzurra ha avuto parole di gratitudine per lo staff che le ha permesso di preparare una gara perfetta, ma anche una confessione che lascia intendere quanto sia stato duro l’ultimo periodo: l’anno scorso, ha ammesso, il pensiero del ritiro aveva fatto capolino nella sua testa, allontanato solo da quella tenacia che oggi l’ha portata a coronare un sogno, quello di gareggiare e vincere in un’Olimpiade di casa, un’occasione che non capitava a molti e che lei non ha voluto sprecare -9.

E mentre lei trionfava in Alto Adige, a Sappada, il suo paese d’origine che conta poco più di mille anime, la festa è esplosa in contemporanea con le sue imprese al poligono. Il sindaco Alessandro De Zordo, insieme all’assessore allo sport Silvio Fauner – che di medaglie olimpiche se ne intende, avendone vinta una proprio a Lillehammer – hanno sottolineato l’orgoglio di una vallata che continua a sfornare campioni a getto continuo, con una tradizione nello sci nordico che sembra non conoscere crisi -2-8. L’oro di Lisa, peraltro, è arrivato in una domenica particolare per la tradizione locale, quella dei “Signori” del carnevale sappadino, quasi a suggellare un connubio perfetto tra natura, cultura e sport che pochi altri luoghi al mondo possono vantare. E a proposito di cifre, basta un rapido confronto per rendersi conto della portata del fenomeno: nazioni come il Pakistan o l’Ecuador, per citarne alcune, hanno vinto meno medaglie in tutta la loro storia olimpica, estive e invernali messe insieme, di quante ne abbia prodotte questa piccola comunità friulana -2.

Verso le prossime sfide: staffetta e mass start

Ora, per Lisa Vittozzi, la festa lascia spazio alla concentrazione perché il programma olimpico non è ancora finito. La caccia ad altre medaglie prosegue con la staffetta femminile 4x6 chilometri, in programma domani, e con la 12.5 chilometri mass start di sabato, una gara che per caratteristiche assomiglia molto all’inseguimento, con i quattro poligoni e la sfida diretta in pista, ma con la differenza sostanziale che in questa occasione la sappadina non dovrà recuperare secondi preziosi dalla posizione di partenza, bensì scattare insieme a tutte le altre, alla pari -9. Insieme a lei, in staffetta, ci sarà Dorothea Wierer, la veterana altoatesina che ha annunciato che questi saranno i suoi ultimi Giochi, pronta a chiudere una carriera leggendaria condividendo la pista con colei che è stata sua rivale per anni, in un dualismo che ha portato il biathlon italiano sulle vette del mondo -9-10.

Sullo sfondo, ma non troppo, rimane il pensiero di un futuro ancora tutto da scrivere. La stessa Vittozzi, interpellata sulla possibilità di continuare fino alle prossime Olimpiadi, ha risposto con sincerità, ammettendo di non averci ancora riflettuto, di voler vivere giorno per giorno questa esplosione di gioia e di gratitudine, consapevole che nel 2030, forse, l’età potrebbe essere un limite, ma anche che la bellezza dello sport sta nel saper superare ogni tipo di barriera -3-9. E chissà che l’abbraccio con il pubblico di Anterselva, quello stesso pubblico che ha riempito le tribune in ogni ordine di posto creando un’atmosfera da carnevale bavarese mescolato a finale di Champions League, non sia proprio l’incentivo a proseguire ancora -4. Per ora, l’Italia del biathlon si gode questo oro storico, il primo della sua storia, e aspetta le prossime uscite per vedere se Lisa riuscirà ad arricchire ulteriormente un palmarès che già brilla di luce propria.

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