Addio a Maria Cristina Gallo, la battaglia per una diagnosi arrivata troppo tardi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgio Tranchida, con la voce spezzata da un dolore che è anche rabbia, ricorda l'ultima sera della moglie, Maria Cristina Gallo, in quella villetta di Mazara del Vallo che lei aveva arredato con il suo gusto elegante. “Era una persona splendida, bellissima. Mi sono innamorato dei suoi occhi”, racconta, affidando a poche parole semplici il ritratto di un amore che la malattia non è riuscita a scalfire. “Si reggeva in piedi a stento, ma si è seduta con noi e insieme abbiamo recitato il rosario. Lei ovviamente non ha mangiato e anche se era molto stanca ha aspettato che finissimo la cena io e i nostri due figli prima di stendersi di nuovo”. In quella scena domestica, carica di una dignità commovente, si è consumato l'ultimo, faticoso saluto di una donna che, nonostante la debolezza estrema, ha voluto con tutte le sue forze rimanere aggrappata agli affetti più cari.

La denuncia e l'attesa infinita per il referto

Quel commiato, tuttavia, non rappresenta soltanto la scomparsa di un'insegnante amata, che tutti chiamavano Cristina, ma diventa il simbolo di una vicenda più ampia e drammatica, la cui ombra si allunga sui presunti ritardi della sanità siciliana. La sua battaglia, infatti, era cominciata molto prima di quella sera, quando, dopo un intervento di isterectomia per la rimozione di quello che sembrava un fibroma, si era trovata ad affrontare un'attesa snervante per l'esito dell'esame istologico. Nemmeno le continue sollecitazioni telefoniche all'ospedale di Mazara del Vallo erano servite a sbloccare la situazione, costringendo Maria Cristina a percorrere la via legale, ricorrendo a un avvocato e a una diffida per ottenere ciò che le spettava di diritto.

La diagnosi arrivata quando ormai era troppo tardi

Solo l'arrivo delle carte bollate ha prodotto un effetto, facendo emergere un dato allarmante: i referti bloccati nell'Asp di Trapani, secondo quanto emerso, ammonterebbero a 3300, un numero che getta una luce inquietante su un sistema sanitario in evidente difficoltà. Per Maria Cristina Gallo, però, quella vittoria formale è giunta con un ritardo di otto mesi, un lasso di tempo che, in oncologia, può fare la differenza tra la vita e la morte. Ad agosto del 2024, quando finalmente ha ricevuto il referto, il “verdetto” è stato il più crudele possibile: un cancro al quarto stadio, una malattia che, forse, una diagnosi tempestiva avrebbe potuto arginare in una fase meno avanzata.

Un caso che non rimane isolato

La sua storia, purtroppo, non sembra essere un episodio isolato, dal momento che si registrano altri due decessi considerati sospetti e legati alle medesime dinamiche di ritardo. Sul letto di morte di Maria Cristina, oltre al suo corpo, giacciono metaforicamente le pesanti responsabilità di una vicenda che ha scoperchiato un problema sistemico, i cui contorni precisi sono al centro di inchieste che dovranno accertare le eventuali colpe e le omissioni. Il suo ricordo, per quanto straziante, si trasforma così in un monito perenne, un grido di allarme lanciato da una donna che ha lottato fino all'ultimo, prima contro la burocrazia e poi contro il male, desiderando solo più, nella sua estrema debolezza, la vicinanza della sua famiglia.

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