Il marito di Cristina: “L’ultima cena per salutare la famiglia, ma la battaglia continua”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sta in piedi in un angolo della cucina, lo sguardo fisso sul tavolo dove, fino a giovedì sera, hanno cenato tutti insieme, come in una normale serata familiare. Seduti attorno a quella mensa, che per l’occasione era stata apparecchiata secondo il volere di sua moglie, avevano condiviso un ultimo pasto, poiché poche ore dopo Maria Cristina Gallo, 56 anni, si è spenta. Giorgio Tranchida, il marito, responsabile della sede del Consiglio nazionale delle ricerche di Torretta Granitola, ricorda con struggente precisione quei momenti, definendola «una persona splendida, bellissima», mentre la camera ardente veniva allestita nel salone della loro abitazione, trasformando lo spazio domestico in un luogo di raccoglimento e di memoria.

La denuncia che ha scoperchiato il caso

La vicenda che ha portato alla prematura scomparsa della docente di Mazara del Vallo affonda le sue radici in un ritardo divenuto, purtroppo, fatale. Dopo essersi sottoposta a una biopsia per un fibroma all’utero, Maria Cristina Gallo ha atteso invano per otto mesi il referto istologico, un lasso di tempo inaccettabile durante il quale un carcinoma, non diagnosticato, ha avuto modo di sviluppare metastasi. Quando l’esito è finalmente arrivato, le possibilità di intervenire con successo erano ormai drasticamente ridotte, una circostanza che l’ha spinta a compiere un gesto di grande coraggio civile: denunciare pubblicamente i gravissimi ritardi dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani, presentando un esposto alla Procura di Marsala che ha dato il via a un’inchiesta giudiziaria.

Il vuoto delle istituzioni

«Se si è visto o sentito qualcuno, in questi mesi, dopo la denuncia di mia moglie?», si chiede con amarezza Tranchida, mettendo a nudo l’isolamento in cui la coppia si è trovata a combattere la propria battaglia. La sua è una domanda retorica che non ammette repliche, poiché la risposta, come lui stesso sottolinea, è un secco «no, mai, nessuno». Nessun sostegno, neppure di carattere economico, è stato offerto per affrontare le estenuanti trasferte a Milano, che richiedevano di mettersi in viaggio alle quattro del mattino, un impegno logorante a cui le istituzioni regionali e l’Asp stessa non hanno mai risposto, nonostante la vicenda avesse assunto una rilevanza pubblica notevole, sollevando interrogativi sulla qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini.

Un lutto che interroga il sistema

La morte di Maria Cristina Gallo, dunque, non è solo una tragedia privata che ha gettato nel lutto Mazara del Vallo, ma un episodio simbolo di una disfunzione più ampia, che l’inchiesta avviata dalla magistratura dovrà ora accertare fino in fondo. La sua scelta di rendere nota la propria storia ha fatto emergere una criticità sistemica, portando alla luce le conseguenze talvolta irreparabili di un servizio che, in questo caso, ha mostrato una crepa profonda. La battaglia di cui parla il marito, che continua nonostante il dolore straziante, non è più solo per la sua Cristina, ma per tutti coloro che si trovano a dipendere da quelle stesse strutture, affinché quanto accaduto non si ripeta.

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