La giornalista Concita Borrelli e la “normalizzazione” dello stupro a “Porta a Porta”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onda d’urto generata dalle parole della giornalista Concita Borrelli, ospite giovedì sera della trasmissione di Bruno Vespa, continua a rimbalzare tra le pareti del servizio pubblico e quelle, ben più ampie, del dibattito politico. Era stata chiamata, come spesso le accade data la sua lunga militanza in Rai tra “Uno Mattina” e consulenze varie per lo stesso “Porta a Porta”, per commentare il profilo psicologico dell’indagato nel caso Garlasco; invece, nel tentativo di sfumare i confini tra pulsione criminale e fantasia, ha pronunciato una frase che la redazione del programma ha subito definito “paradossale”: «Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi – ha detto la Borrelli, tra l’altro laureata in giurisprudenza – dico una cosa terribile e forte, c’è lo stupro. C’è che qualcuno ti prende e tu prendi qualcuno, nella testa, nei sogni, nell’immaginazione, ce l’abbiamo tutti». Una dichiarazione che, a conti fatti, ha scatenato una bufera destinata a lasciare il segno, tanto da costringere i vertici dell’azienda ad attivare le necessarie verifiche interne.

La reazione del mondo politico e il ruolo del garante

Mentre la vicenda Garlasco riceveva un fermo richiamo proprio dal Garante della Privacy – il quale, prendendo atto della rimozione di un servizio televisivo che aveva diffuso i colloqui tra Alberto Stasi e il suo legale, ha stigmatizzato “una continua e morbosa spettacolarizzazione di una vicenda di cronaca” –, a “Porta a Porta” si consumava un’altra piccola resa dei conti con la deontologia. I componenti del Partito Democratico in seno alla Commissione di Vigilanza Rai non hanno usato mezzi termini, definendo le parole della professionista “scandalose e gravissime”, poiché “banalizzano il tema della violenza sessuale e risultano offensive nei confronti delle donne e di tutte le vittime di abusi”. Una presa di posizione, quella dei dem, che ha trasformato un fuoco di paglia mediatico in un vero e proprio caso politico, chiedendo alla Rai un intervento formale.

La difesa della giornalista e l’inevitabile retromarcia

Concita Borrelli, dal canto suo, ha provato a spegnere l’incendio affidandosi a una replica social non priva di toni perentori: «Le fantasie sessuali sono al di sopra di noi! Non facciamo gli ipocriti. Io combatto la violenza, l’aggressività… Io non sogno come auspicio, sognare significa fantasia!». Un tentativo di difesa che, almeno sul piano aziendale, non ha trovato sponda. La redazione del programma, infatti, ha fatto sapere di essere “rammaricata” e, per evitare “ulteriori equivoci ed interpretazioni fuori contesto”, ha annunciato che la stessa Borrelli si scuserà con il pubblico nella puntata in onda martedì 19 maggio. A queste scuse, come ha assicurato Bruno Vespa all’Ansa, si aggiungeranno anche le sue, forse per rimediare a quel silenzio complice – come sottolineato da più parti – che ha lasciato scorrere l’affermazione senza un cenno di interruzione.

Un precedente e le scuse come punto di caduta

Non è la prima volta, va detto, che l’opinionista finisce al centro di polemiche per uscite a dir poco spericolate: già in passato, ospite di “Uno Mattina in famiglia”, aveva dichiarato di possedere un “radar” per riconoscere l’omosessualità, un episodio richiamato dal consigliere di amministrazione Rai Roberto Natale per sottolineare come “il servizio pubblico non possa offrire il palcoscenico a chi cerca di guadagnarsi la notorietà con parole offensive”. Mentre il caso Garlasco continua a essere esplorato sotto la lente (a tratti deformante) della televisione, la vicenda che vede protagonista Concita Borrelli sembra destinata a risolversi in una pubblica ammissione di colpa; resta tuttavia sullo sfondo la preoccupazione per la deriva di un linguaggio televisivo che, per assecondare la spettacolarizzazione, finisce per raschiare il fondo di un barile fatto di pulsioni e rimozioni, dimenticando che lo stupro, prima ancora di essere una “fantasia”, è un crimine.

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