Mosca e Kiev pronti al dialogo, il Vaticano si offre come mediatore

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A oltre tre anni dall’inizio del conflitto, che ha superato i 1.183 giorni di combattimenti, la possibilità di un negoziato diretto tra Russia e Ucraina sembra farsi più concreta. Dopo la telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump – il quale, da presidente degli Stati Uniti, ha riacceso i riflettori su una soluzione diplomatica – Mosca ha ribadito la propria disponibilità al dialogo, spostando però l’onere della decisione su Kiev. "Siamo pronti ai contatti, ma ora tocca all’Ucraina", ha dichiarato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. Una posizione che non ha lasciato indifferenti le autorità ucraine: in serata, Volodymyr Zelensky ha risposto affermando che "stiamo coordinando con gli alleati i prossimi passi", sottolineando l’apertura del suo governo a "qualsiasi formato che possa portare a risultati concreti".

Intanto, il Vaticano si sta muovendo con discrezione per favorire una tregua, come emerso dal colloquio tra Giorgia Meloni e Leone XIV. La Santa Sede, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche, sarebbe disposta a ospitare i negoziati, seguendo una strategia che privilegia gli "aiuti umanitari" come primo passo verso la distensione. "Il Papa è convinto che senza un confronto diretto con la Russia non ci sarà mai una pace vera", ha osservato il cardinale Ladislav Nemet, arcivescovo di Belgrado, evidenziando come Leone XIV stia lavorando per trasformare il Vaticano in un crocevia diplomatico. Un approccio che ricorda le mediazioni del passato, dalla crisi di Cuba alle missioni in Africa, e che punta a far sì che "i nemici si guardino negli occhi".

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