Milano Cortina 2026, la festa è finita: l’Italia dei record saluta l’Olimpiade dall’Arena di Verona
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Redazione Sport
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Con una cerimonia solenne e allo stesso tempo moderna, andata in scena ieri sera nel suggestivo scenario dell’Arena di Verona, si sono ufficialmente chiusi i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026. L’anfiteatro romano, trasformato per l’occasione in Verona Olympic Arena, ha ospitato l’atto conclusivo di una manifestazione durata diciassette giorni, capace di regalare allo sport italiano un bottino storico. Il Titolo scelto per la serata, Beauty in Action, ha cercato di sintetizzare l’essenza di un evento che ha messo in scena un connubio, a tratti riuscito e in altri momenti forse un po' forzato, tra la solennità della tradizione artistica italiana e la spensieratezza della cultura pop giovanile -1-7. La fiamma olimpica, custodita in una suggestiva goccia di vetro di Murano, è stata portata in scena dai fondisti campioni olimpici di Lillehammer 1994, un passaggio di testimone ideale tra generazioni diverse dello sport azzurro, mentre la parata degli atleti vedeva Lisa Vittozzi e Davide Ghiotto, entrambi medaglia d’oro rispettivamente nel biathlon e nel pattinaggio di velocità, sventolare il tricolore come portabandiera -7.
Sul palco dell’Arena si sono alternati momenti di alta cultura e performance pensate per un pubblico più vasto e giovane. Roberto Bolle, con una delle sue ipnotiche coreografie, ha incantato i presenti, richiamando idealmente la sua esibizione di vent’anni fa alla cerimonia di apertura di Torino 2006; accanto a lui, spazio alla musica di Achille Lauro e ai ritmi del dj set di Gabry Ponte, che hanno accompagnato l’ingresso degli atleti e l’omaggio ai volontari, cercando di coinvolgere le nuove generazioni che, come emerso dai dati, hanno seguito in massa questi Giochi -1-7. Tra le autorità presenti, in prima fila a seguire lo spettacolo, c’erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa e il presidente del Cio Kirsty Coventry, a suggellare l’importanza istituzionale della serata che ha visto avvicendarsi sul palco anche i tedofori e gli atleti premiati -4-7.
Nel suo discorso di commiato, Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, ha tracciato un bilancio netto dell’impresa organizzativa, sottolineando come la promessa di offrire al movimento olimpico un’esperienza unica dal punto di vista paesaggistico e della sostenibilità sia stata mantenuta. Ha parlato di una cerimonia “pulita ed elegante”, capace di raccontare le eccellenze artistiche e storiche del paese senza tralasciare un aspetto fondamentale, quello del divertimento e del coinvolgimento dei più giovani, che rappresentano, nelle sue parole, il vero lascito di queste Olimpiadi -7. La presidente del Cio, Kirsty Coventry, nel dichiarare ufficialmente chiusi i Giochi, ha voluto ringraziare il pubblico italiano per l’atmosfera elettrizzante creata nelle tribune, definendo l’edizione italiana un nuovo standard per le future manifestazioni invernali, capaci di unire lo spirito di accoglienza a un’organizzazione impeccabile -7.
Il sigillo dei record: un’Italia da trenta medaglie e quarta nel mondo
Prima che il braciere si spegnesse, prima a Milano e subito dopo a Cortina, con un suggestivo blackout voluto che ha avvolto l’Arena, l’attenzione è tornata sui numeri di questa edizione, numeri che raccontano di una spedizione azzurra entrata nella leggenda. Con dieci ori, sei argenti e quattordici bronzi, per un totale di trenta podi, l’Italia ha chiuso in quarta posizione nel medagliere generale, dietro solamente a potenze come Norvegia, Stati Uniti e Paesi Bassi -2. Si tratta di un risultato che supera di dieci lunghezze il precedente record di medaglie, fermo a venti, stabilito a Lillehammer nel 1994, a testimonianza di una crescita esponenziale del movimento sportivo invernale nazionale, capace di andare a podio in ben dieci discipline diverse -2.
Analizzando nel dettaglio il contributo delle varie specialità, emerge come il pattinaggio di velocità e lo sci alpino abbiano fatto la parte del leone, con cinque medaglie ciascuno. Francesca Lollobrigida, con i due ori nei 3000 e nei 5000 metri, e Federica Brignone, capace di imporsi sia in supergigante che in gigante nonostante un recupero lampo da un grave infortunio, sono diventate le icone di una generazione di atlete straordinarie -2-5. A queste si aggiungono le quattro medaglie dello slittino, con i doppi ori di Andrea Voetter e Marion Oberhofer e di Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, e le altrettante dello short track, dove Arianna Fontana ha ulteriormente arricchito la sua leggenda personale diventando l’atleta italiana più medagliata di sempre con quattordici podi in sei edizioni consecutive dei Giochi -2-5.
Emozioni e dediche sul ghiaccio e sulla neve
Al di là dei numeri, a rimanere impresse nella memoria collettiva sono state le immagini e le storie che hanno accompagnato queste imprese. La doppietta nello ski cross di Livigno, con l’oro di Simone Deromedis e l’argento di Federico Tomasoni, ha assunto i contorni di un racconto toccante quando Tomasoni ha voluto dedicare la sua medaglia a Matilde Lorenzi, la fidanzata e giovane promessa dello sci scomparsa tragicamente nel 2024, con la quale ha idealmente condiviso la gara portandone sul casco il simbolo -2-5. E poi la curling mania scatenata dal bronzo di Stefania Constantini e Amos Mosaner, capaci di bissare il successo di Pechino e di portare uno sport di nicchia sotto i riflettori dei social e del grande pubblico, come dimostrato dai numerosi meme e dalla passione con cui gli italiani hanno seguito ogni loro stone -2.
Il presidente uscente Sergio Mattarella, soprannominato il “talismano” per via delle tre medaglie d’oro arrivate in meno di ventiquattr’ore durante la sua visita a Cortina, ha rappresentato un’altra figura centrale di questi Giochi, con il suo entusiasmo genuino a bordo pista per la Brignone e per gli altri atleti -2. Mentre le note dei Major Lazer chiudevano la festa all’Arena di Verona e il sipario calava su questa edizione, l’eredità di Milano Cortina 2026 è già stata affidata idealmente ai bambini e a chiunque avrà il coraggio di sognare in grande, come ha sottolineato Malagò, con la bandiera olimpica passata ora alla Francia, prossima ospitante dei Giochi invernali del 2030 -7.




