I Cesaroni – Il ritorno, stasera su Canale 5 tra crisi finanziaria, ricordi e new entry
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Dove eravamo rimasti? A rispondere a questa domanda ci pensa stasera, 13 aprile, la prima puntata di “I Cesaroni – Il ritorno”, in onda in prima serata su Canale 5 e pronta a riportare il pubblico nel caos affettuoso e un po’ sgangherato della Garbatella. Sono passati dieci anni nella finzione, e dodici dalla fine della sesta stagione; il patriarca Giulio, interpretato da Claudio Amendola (che stavolta si sdoppia anche dietro la macchina da presa), si destreggia tra la gestione della famiglia e quella della storica bottiglieria, locale simbolo che però pende da un filo sottilissimo. La crisi finanziaria incombe, e il locale rischia di finire all’asta, complice anche qualche manovra poco trasparente del fratello Augusto, quel Maurizio Mattioli che continua a essere la spina nel fianco dei parenti. L’operazione nostalgia, insomma, si veste subito dei panni del dramma quotidiano, senza rinunciare a quel clima da “famiglia allargata” che aveva conquistato milioni di spettatori.
Nuovi ingressi, vecchi amori e un’assenza che pesa
Intorno a Giulio, però, la vita è cambiata parecchio. Marco, il figlio maggiore (Matteo Branciamore), è diventato un produttore musicale e vive con la nuova compagna Virginia (Marta Filippi) e il loro bambino Adriano, mentre dalla lontana New York fa ritorno Marta, la figlia avuta con Eva. Tra i pilastri della serie resistono Stefania (Elda Alvigini), che si conferma preside inflessibile ma anche spalla insostituibile di Giulio, e i “ragazzi” Rudi (Niccolò Centioni) e Mimmo (Federico Russo); quest’ultimo, in particolare, cresciuto e maturato, debutta come insegnante di sostegno per un ragazzo neurodivergente, tentativo di aggiornare le tematiche sociali senza perdere la leggerezza di fondo. Tra le new entry spiccano Ricky Memphis nei panni del suocero di Marco e Lucia Ocone in quelli di Livia, figura eccentrica e decisa che prova a dare una scossa alla gestione della bottiglieria. Amendola, visibilmente commosso durante la presentazione al Teatro Palladium, ha dedicato il ritorno all’amico Antonello Fassari (storico Cesare), scomparso nel frattempo, ammettendo che la sua mancanza si è fatta sentire durante le riprese.
La regia di Amendola e il cambiamento della Garbatella
Claudio Amendola, alla sua prima prova da regista su un set che considera una seconda casa, ha insistito per non tradire l’anima del prodotto originale, cercando anzi di velocizzare i tempi delle riprese come si faceva “una volta”. La sfida più grande, racconta l’attore e regista, è stata quella di aggiornare la serie ai tempi che corrono: la tecnologia ha invaso le case e la stessa Garbatatella è cambiata, con il bar storico che nella finzione rischia la chiusura ma che nel frattempo ha cambiato gestione anche nella realtà. Nel primo episodio, il telespettatore assiste al tentativo disperato di salvare l’attività di famiglia, tra incomprensioni con i figli ormai adulti e l’arrivo di questa nuova amica americana (o meglio, socia in affari) che scombussolerà gli equilibri. Non mancano i camei, con Paolo Bonolis e Fabio Rovazzi pronti a fare una comparsata nei panni di loro stessi, mentre l’intero cast storico – da Ludovico Fremont a Matteo Branciamore – si è riunito per l’occasione.
La crisi della bottiglieria e il ritorno alla normalità
Ma il vero motore della prima puntata è la tensione economica che attanaglia i Cesaroni. La notizia che la bottiglieria – cuore pulsante delle relazioni sociali del quartiere – potrebbe essere battuta all’asta getta nello sconforto Giulio, che si vede costretto a fare i conti con un passato fatto di scelte sbagliate e parenti poco affidabili. L’arrivo di Livia (Lucia Ocone), inizialmente vista come una nemica o una profittatrice, si rivelerà una svolta inaspettata: la donna, infatti, propone un piano di rilancio che passa attraverso una trasformazione radicale del locale, scatenando le resistenze dei più tradizionalisti. Se da un lato il pubblico ritrova il calore della casa della Garbatella e le litigate tra fratelli, dall’altro viene introdotto a dinamiche più adulte, come il rapporto conflittuale tra genitori e figli ormai grandi o la gestione delle diversità a scuola. Tutti gli ingredienti, insomma, per un’operazione nostalgia che prova a camminare sulle proprie gambe, senza limitarsi a riproporre vecchie ricette.




