Accoltellamento sul bus nel Ravennate: un sedicenne ferisce un coetaneo, i genitori aggrediscono i carabinieri e finiscono in manette
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Redazione Interno
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La domenica di Carnevale, in questo 2026, si apre con il segno di una violenza che pare non conoscere argini generazionali né orari, e che ha trasformato un ordinario viaggio in pullman, diretto a un istituto alberghiero della provincia, in una scena del crimine. I fatti, avvenuti nella mattinata di sabato lungo la tratta che da Faenza conduce a Riolo Terme, vedono come protagonista un ragazzo di appena sedici anni, il quale, secondo una prima ricostruzione, avrebbe dapprima minacciato e poi colpito con un coltello da cucina un giovane di diciannove anni che si trovava a bordo del mezzo pubblico, affollato di studenti.
Il fendente, che ha raggiunto la coscia della vittima, sarebbe stato scagliato al culmine di dissapori riconducibili, stando alle ipotesi investigative, al consumo di sostanze stupefacenti. Mentre il conducente dell’autobus, con prontezza, riusciva a mantenere una parvenza di calma tra i passeggeri e a lanciare l'allarme ai carabinieri della stazione locale, il giovane aggressore, non appena le porte del veicolo si sono aperte al capolinea di Riolo Terme, si è dato rapidamente alla fuga, disperdendosi tra le vie del paese. Il diciannovenne ferito, invece, è stato immediatamente soccorso dal personale del 118 e trasportato all'ospedale di Faenza, dove i medici, dopo averlo medicato, lo hanno giudicato guaribile in venticinque giorni, dimettendolo con una prognosi che, per quanto seria, ne ha scongiurato il pericolo di vita.
Le ricerche del fuggitivo, avviate senza soluzione di continuità dai militari dell'Arma con l'ausilio di diverse pattuglie fatte confluire nella zona, hanno portato a un esito piuttosto rapido: il sedicenne è stato rintracciato poco dopo e, nel frattempo, gli stessi carabinieri hanno rinvenuto l'arma del delitto, un comune coltello da cucina di cui l'aggressore si era già disfatto, abbandonandolo all'interno di uno dei cassonetti dell'immondizia sparsi per il centro abitato.
Una perquisizione che degenera: la reazione dei genitori porta all'arresto
L'episodio di sangue avvenuto sull'autobus, tuttavia, costituisce solo il primo atto di una vicenda giudiziaria destinata ad allargarsi fino a coinvolgere l'intero nucleo familiare del minorenne. Gli inquirenti, dopo aver ascoltato alcuni testimoni e raccolti i primi elementi, hanno maturato il convincimento che il litigio potesse essere legato a vecchi screzi e a questioni di droga, e per questo hanno deciso di estendere gli accertamenti all'abitazione del sedicenne. È stato a quel punto, nel corso della perquisizione domiciliare, che la situazione è degenerata in un crescendo di violenza inaudita.
I genitori del ragazzo, un uomo e una donna entrambi ultracinquantenni, lungi dal collaborare con gli operatori della legge, hanno inizialmente manifestato la loro insofferenza proferendo frasi ingiuriose nei confronti dei carabinieri, per poi passare dalle parole ai fatti. L'atteggiamento dei due coniugi si è infatti trasformato in una vera e propria aggressione fisica, scagliandosi contro i militari con calci, pugni e spintoni, in un clima di tale esagitazione da rendere necessario il loro immediato fermo.
Al termine della colluttazione, per i genitori del giovane aggressore sono scattate le manette con le accuse di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, reati che li hanno portati direttamente in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria ordinaria. Parallelamente, la Procura della Repubblica per i Minorenni di Bologna ha valutato la posizione del figlio sedicenne, già gravato da denunce pregresse che ne avevano segnalato il disagio alle forze dell'ordine, disponendo per lui l'allontanamento dal contesto familiare e l'affidamento a una comunità protetta, dove dovrà rispondere dell'accusa di lesioni aggravate.




