Ottantatré candeline per la Mostra: Barbera, il Leone a Burstyn e il caso "Città di pianura"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’edizione numero ottantatré della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in corso in questi giorni al Lido, si conferma un palcoscenico ricco di spunti e di quella partecipazione che, stando alle parole del direttore artistico Alberto Barbera, sembra aver preso il sopravvento sulle polemiche che avevano preceduto la kermesse. L’atmosfera, come raccontato dallo stesso Barbera ai microfoni di RTL 102.5, è di grande positività e attesa, un clima che ha coinvolto tanto gli addetti ai lavori quanto il pubblico accorso per le proiezioni, in un crescendo che si fa sempre più intenso man mano che ci si avvicina alla serata finale degli annunci dei premi.
Il direttore, il festival e il futuro del cinema
Alberto Barbera, che per la cronaca è stato da poco riconfermato alla guida della Biennale Cinema per il biennio 2027-2028, ha tracciato un bilancio più che positivo dell’edizione corrente, sottolineando come le preoccupazioni iniziali si siano ormai dissolte. In un intervento in diretta radiofonica, il direttore ha parlato di un clima di "grande partecipazione, positiva, di attesa per i film che devono ancora arrivare", evidenziando la sostanziale assenza di contestazioni e il gradimento riscontrato dalla maggior parte dei film in programma.
Un punto fermo del suo discorso è stato il continuo cambiamento del cinema, una realtà in fermento che richiede di "stare dietro alle continue innovazioni" come l’intelligenza artificiale, per mantenere il festival sempre al passo con i tempi. Tra gli aneddoti più curiosi di questa edizione, Barbera ha raccontato l'inaspettato tributo ricevuto in sala dai fratelli Gallagher, con un Liam particolarmente ironico che non ha perso l'occasione di scherzare, apostrofandolo addirittura come "George Clooney" durante il photocall, un momento che il direttore ha definito tra i più esilaranti.
Il Leone d’oro a una leggenda: Ellen Burstyn
Una delle emozioni più forti di questa ottantatreesima edizione è stata senza dubbio la consegna del Leone d’oro alla carriera a Ellen Burstyn. L’attrice novantatreenne, icona del cinema mondiale per ruoli indelebili come quello ne "L’esorcista" e in "Alice non abita più qui" di Scorsese, ha ritirato il premio con la consueta grazia, commuovendosi davanti alla standing ovation della Sala Grande.
Burstyn, arrivata al Lido elegantissima e con la consueta ironia, ha raccontato di aver capito come "un premio alla carriera non sia solo una testimonianza di ciò che hai effettivamente realizzato, ma anche di ciò che hai imparato", ricordando il suo percorso artistico e l'importanza dell'Actor's Studio, di cui è oggi presidente, e di Lee Strasberg.
La cerimonia è stata impreziosita dalla laudatio di Maggie Gyllenhaal, che l'ha diretta nel corto "Flesh Impact", e dalla proiezione del cortometraggio stesso, che ha visto Burstyn interpretare una versione ideale e centenaria di Marilyn Monroe, un ruolo che l'attrice ha raccontato di aver affrontato con grande emozione, ricordando persino un fugace incontro con la diva.
Il Veneto e il cinema: il trionfo di "Città di pianura"
Un tema centrale di questa edizione è stato il ruolo del Veneto come terra di cinema, un settore in forte crescita e che ha trovato in "Città di pianura" di Francesco Sossai il suo caso simbolo. Il film, che ha già fatto incetta di premi ai David di Donatello vincendo ben otto statuette tra cui miglior film e miglior regia, è stato il protagonista indiscusso degli incontri organizzati dalla Regione Veneto in Laguna.
L’assessora alla Cultura, Valeria Mantovan, ha presentato i numeri di una crescita strutturata, che ha visto la Fondazione Veneto Film Commission sostenere dal 2023 ben settantatré produzioni e investire quasi quattro milioni di euro solo nel corso del 2026. Un sistema che, come sottolineato da Mantovan e dal presidente della VFC Luigi Bacialli, punta a rendere il Veneto non solo una location, ma un vero e proprio luogo dove il cinema nasce e crea valore, anche attraverso nuovi fondi di sviluppo per le imprese locali.
Il concorso e il thriller psicologico di Paolo Strippoli
Nella sesta giornata di festival, l’attenzione si è concentrata sul film in concorso "L’estranea" di Paolo Strippoli, un thriller psicologico che esplora i confini dell’amore e del controllo all’interno di una famiglia. Con un cast che vanta Jasmine Trinca, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi e Romana Maggiora Vergano, la pellicola racconta la storia di Anna, una madre che si presenta a casa della figlia Alice dopo vent’anni per rivelarle un segreto legato a un patto stretto con una sconosciuta.
Strippoli, che torna a Venezia dopo il debutto dello scorso anno, ha definito la sua opera una tragedia che mette in scena l’impossibilità di controllare il proprio destino, giocando con i contrasti tra il presente claustrofobico di una tempesta e i ricordi luminosi di un passato apparentemente invincibile, in una riflessione profonda su quanto male si possa compiere scambiandolo per amore.
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