Garanzie di sicurezza per Kiev, i ministri Ue a Copenhagen sul futuro dell'Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I ministri della Difesa dell'Unione europea, riunitisi a Copenhagen per l'informale vertice 'Gymnich', hanno affrontato la spinosa questione delle cosiddette "garanzie di sicurezza" per l'Ucraina, un dossier divenuto prioritario dopo le recenti evoluzioni diplomatiche. L’argomento, sollevato con insistenza dal presidente Zelensky in un’ottica di potenziale cessate il fuoco, ha trovato un inatteso, seppur cauto, accoglimento da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in occasione del recente summit di Washington con i leader europei.

Il lavoro per definire l’architettura di queste garanzie, stando a quanto trapelato, sarebbe ormai in una fase avanzata. Lo schema prevede, in linea di massima, che l’esercito ucraino rimanga la forza principale in prima linea, supportato però da un contingente multinazionale – composto principalmente da soldati europei, con l’apporto di nazioni come Canada e Australia – che verrebbe dislocato sul territorio. A Washington, intanto, si preparano a ricevere i negoziatori di Kiev, il capo dell’Ufficio presidenziale Andriy Yermak e il ministro della Difesa Rustem Umerov, attesi per un incontro con l’inviato di Trump, Witkoff.

Il Cremlino, dal canto suo, continua a esprimere forte scetticismo, definendo negativamente l’ipotesi di dispiegare peacekeeper europei in Ucraina e negando, al momento, l’esistenza di date certe per qualsiasi nuovo round negoziale, a qualsiasi livello. Le dichiarazioni russe sottolineano come i segnali provenienti da Mosca siano tutt’altro che positivi riguardo alla ripresa dei colloqui e a ulteriori sviluppi diplomatici.

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