Vertice a Palazzo Chigi sulla difesa: Meloni convoca i ministri in vista del summit Nato di Ankara

Vertice a Palazzo Chigi sulla difesa: Meloni convoca i ministri in vista del summit Nato di Ankara
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una riunione convocata a Palazzo Chigi, alla vigilia del vertice Nato in programma ad Ankara il 7 e 8 luglio, ha riunito attorno al tavolo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

L’incontro, che arriva a poche ore dalle sollecitazioni dell’ambasciatore statunitense presso l’Alleanza Atlantica riguardo ai ritardi di alcuni Paesi sul raggiungimento della soglia del 5% del Pil destinato a difesa e sicurezza, si è concentrato sulle linee da portare al prossimo appuntamento con i capi di Stato e di governo dei 32 membri dell’alleanza.

La pressione americana e la risposta italiana

Le dichiarazioni del rappresentante americano, che ha esortato tutti i membri ad accelerare sugli impegni finanziari, hanno fatto da sfondo a un vertice nel quale il capitolo del budget italiano per gli armamenti è stato certamente al centro del confronto.

La posizione di Roma, tradizionalmente attenta ai vincoli di bilancio, si trova ora a dover conciliare le richieste provenienti da Washington con le proprie priorità economiche interne; una tensione che è emersa anche nel corso del question time alla Camera, dove Tajani e Crosetto hanno ribadito la linea del governo, fondata sul binomio Europa-Usa come pilastro della sicurezza collettiva, senza però trascurare le difficoltà oggettive di un Paese che deve fare i conti con i conti pubblici.

Il nodo degli aiuti all'Ucraina

Un altro tema scottante affrontato nel corso della riunione a Palazzo Chigi riguarda il contributo italiano al sostegno militare e finanziario per l’Ucraina. Sebbene l’impegno assunto durante i precedenti summit dell’Aia e di Washington abbia fissato standard elevati, la bozza attuale degli stanziamenti per Kiev farebbe registrare un ammontare inferiore rispetto a quello dell’anno scorso.

Una circostanza che getta ombre sulla possibilità di ripetere gli sforzi passati, in un momento in cui le casse dello Stato mostrano segni di affaticamento e il governo cerca di navigare tra le pressioni alleate e la necessità di non gravare ulteriormente sul bilancio nazionale.

La revisione della dichiarazione finale

Nei giorni scorsi, la dichiarazione finale che verrà sottoscritta ad Ankara è stata oggetto di un serrato lavoro di limatura nelle cancellerie dei 32 Paesi membri, ma è stato proprio da Roma che sono arrivate alcune segnalazioni di allarme, tanto che nel circuito diplomatico si è accesa una spia rossa.

Le riserve italiane, verosimilmente legate ai capitoli sulla spesa e sugli impegni pluriennali, stanno contribuendo a rendere più complesso il negoziato sul testo che verrà presentato ai leader, incluso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la cui presenza al vertice è prevista per la prossima settimana.

Il confronto parlamentare e la linea atlantica

Nel frattempo, a Montecitorio, i titolari della Farnesina e della Difesa hanno risposto alle sollecitazioni delle opposizioni, ribadendo che la collocazione internazionale dell’esecutivo rimane salda e inequivocabile.

«L’Europa non può fare a meno degli Stati Uniti – ha dichiarato Tajani – ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa», sottolineando come l’appartenenza all’Unione europea e il rapporto di amicizia con Washington rappresentino il fondamento delle scelte strategiche nazionali, in un quadro nel quale solo un Occidente unito può affrontare le sfide di una fase storica complessa. Una dichiarazione che, nell’attesa del faccia a faccia di Ankara, prova a tenere insieme le diverse anime della maggioranza e a preparare il terreno per le trattative che si annunciano serrate.

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