La strage nella striscia di Gaza e i dubbi del Vaticano sull’attacco alla chiesa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Che il proiettile sparato da un carro armato israeliano contro la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza fosse davvero un "errore" è una tesi che il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha definito "legittimo mettere in dubbio". Parlando al Tg2 Post, il porporato ha usato toni misurati, ma il significato delle sue parole è chiaro: il Vaticano non esclude che l’attacco possa essere stato intenzionale. Una posizione che, sebbene espressa con la cautela diplomatica d’obbligo, riflette il clima di crescente tensione tra Santa Sede e Israele, soprattutto alla luce delle forze ultranazionaliste che sostengono il governo Netanyahu.

La dinamica dell’incidente – se di incidente si tratta – è tragica nella sua crudezza. Due donne anziane, rifugiatesi sotto una tenda nel cortile della chiesa, sono state uccise dalle schegge del colpo, mentre altre persone sono rimaste ferite. Padre Gabriele Romanelli, parroco della parrocchia di Gaza (attualmente fuori dal territorio per motivi di sicurezza), ha descritto la scena con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: «Quella croce sul frontone è alta due metri, e le schegge hanno colpito chiunque si trovasse nelle vicinanze». Un racconto che conferma la violenza dell’impatto, anche se le autorità israeliane continuano a parlare di "fuoco accidentale" durante un’operazione militare.

La stampa italiana, dal canto suo, ha reagito con toni diversi. La Stampa ha titolato in prima pagina «Bibi, bombe sui cristiani», scatenando polemiche per quello che molti hanno definito un "doppiopesismo" giornalistico. C’è chi ha fatto notare che, in altri contesti, non si sarebbero usate espressioni altrettanto dirette, come nel caso degli attacchi di Hamas. Ma al di là delle polemiche, resta il fatto che l’episodio ha riacceso il dibattito sulla condotta di Israele a Gaza, dove ormai da ventuno mesi si susseguono raid e massacri di civili.

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