Caso Resinovich, la memoria della GoPro del marito fu cancellata il giorno del no all'archiviazione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nuovi, significativi elementi emergono dall’inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich, la donna di 63 anni scomparsa il 14 dicembre 2021 e il cui corpo fu ritrovato senza vita alcuni giorni dopo in un dirupo sul Carso triestino. Secondo quanto reso noto dalla trasmissione "Dentro la notizia", e confermato dalle relazioni tecniche della Polizia postale, la scheda di memoria della telecamera GoPro utilizzata da Sebastiano Visintin, marito della donna e unico indagato per l’omicidio, risulta essere stata deliberatamente cancellata. L’operazione di formattazione, stando ai dati forensi acquisiti dagli specialisti, sarebbe avvenuta in data 13 giugno 2023, in un orario compreso tra le 20:37 e le 20:38 della sera.
La coincidenza temporale non è affatto marginale, poiché proprio quel giorno il Gip aveva respinto la richiesta di archiviazione del procedimento avanzata dalla difesa di Visintin, disposta invece a proseguire le indagini. Quel dispositivo, che l’uomo aveva sempre indicato come parte integrante del suo alibi – avendo dichiarato di averlo usato per filmare una propria uscita in bicicletta nelle ore della sparizione della moglie – diventa dunque oggetto di un ulteriore, fitto giallo investigativo. Se i dati acquisiti in precedenza sembrerebbero, in parte, coincidere con la sua ricostruzione dei fatti, l’azzeramento successivo dei contenuti solleva interrogativi pressanti sulle reali intenzioni dell’indagato.
Parallelamente, il caso registra un’importante accelerazione sul versante delle analisi di laboratorio. Presso il Policlinico di Ancona sono infatti iniziati nuovi e più approfonditi esami sui reperti sequestrati, a cominciare dagli abiti indossati da Liliana Resinovich al momento del ritrovamento. Gli investigatori, oltre a cercare residuali biologici o tracce microscopiche, sono alla ricerca di corrispondenze tra i cordini utilizzati per legare i sacchi che avvolgevano il corpo della vittima e alcuni spaghi rinvenuti nell’abitazione coabitata dalla donna e da Visintin, dove sono stati anche sequestrati due maglioni e un paio di guanti.




