Garlasco, l'ex procuratore Venditti e il caso Sempio: dall'arresto all'archiviazione in venti giorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sullo sfondo dell’omicidio di Chiara Poggi, la ventiseenne massacrata di botte il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, un territorio, quello della Lomellina, che si distingue per le sue risaie e per una storia, risalente a un secolo fa, segnata dalla formazione delle prime squadracce fasciste, si dipana una vicenda giudiziaria costellata di colpi di scena. Ai fatti di cronaca nera, che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi, si intrecciano infatti storie di arresti mancati, tradimenti coniugali, società estere del tutto misteriose, informatori, assegni bancari dalla provenienza opaca, avvocatesse con un passato da lap dancer e appuntamenti in motel a ore, i quali, nel loro complesso, disegnano un quadro intricato e ancora lontano dall'essere completamente svelato.

Il dietrofront della procura di Pavia

Secondo quanto riportato da un’inchiesta di Panorama, rilanciata in prima pagina, nel 2017 si sarebbe consumato un episodio di grande rilevanza: l’allora procuratore di Pavia, infatti, si sarebbe detto pronto a adottare quelle “misure coercitive”, che rappresentano il preludio a una privazione della libertà personale, nei confronti di Andrea Sempio, all’epoca – non diversamente da oggi – indagato nel caso. Una volontà, questa, che però si sarebbe dissolta con una rapidità a dir poco sorprendente, giacché, nel giro di soli venti giorni, lo stesso ufficio giudiziario avrebbe disposto l’archiviazione del fascicolo, chiudendo di fatto ogni procedimento a suo carico.

Le dichiarazioni dell'avvocato e il nuovo indagato

Mentre le indagini, ora nelle mani della procura di Brescia, proseguono senza sosta, un nuovo tassello si è aggiunto al mosaico con l’iscrizione nel registro degli indagati di Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, per il presunto reato di corruzione in atti giudiziari. L’uomo, di settantadue anni, dopo aver ricevuto la notizia dell’avvio delle indagini a suo carico, ha scelto di affidare la propria difesa all’avvocato Tomaso Pisapia, il quale, intervenendo pubblicamente, ha fornito una prima versione dei fatti. Il legale ha dichiarato che il suo assistito, sebbene non si trovi in uno stato d’animo che possa definirsi sereno, appare “molto presente a se stesso” e ha categoricamente respinto “qualunque forma di responsabilità” in merito alle accuse che gli vengono mosse.

Il riaprirsi delle indagini e i punti oscuri

La riapertura del caso, voluta dall’attuale procuratore di Pavia, si basa sulla convinzione che esistano elementi, finora non adeguatamente esplorati, i quali meritano di essere portati alla luce per una piena comprensione della dinamica dei fatti e delle eventuali concause che hanno caratterizzato l’intera vicenda. Il puzzle, dunque, si arricchisce di nuovi dettagli, ciascuno dei quali contribuisce a sollevare interrogativi su passaggi giudiziari apparentemente contraddittori e su quelle zone d’ombra che persistono nonostante il trascorrere del tempo.

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