Hantavirus, i due marittimi in quarantena obbligatoria e la circolare di Schillaci: «Nessun pericolo per l’Italia»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si placano le ripercussioni del focolaio di hantavirus sviluppatosi a bordo della nave da crociera “Hondius”, e mentre la comunità internazionale tenta di ricostruire la catena dei contagi partita dalle acque del Sud America, l’Italia ha già messo in atto il protocollo di massima cautela: a finire in isolamento, nel nostro Paese, sono quattro cittadini rientrati nelle scorse ore, tutti ex passeggeri del volo Klm su cui aveva viaggiato una donna poi deceduta a causa del virus. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto al Tg1 per fare il punto della situazione, ha tuttavia voluto frenare ogni forma di allarmismo, assicurando che, allo stato attuale, “in Italia non c’è alcun pericolo”. La patologia, ha specificato il ministro, è profondamente diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere con il Covid-19, presentando una bassa contagiosità che, unita alla pronta reazione del sistema sanitario nazionale, rende la gestione del fenomeno radicalmente differente rispetto ad altre emergenze pandemiche del passato.

Dal volo Klm all’isolamento, i quattro casi sotto osservazione

I soggetti attualmente sottoposti a quarantena – provvedimento, questo, che non veniva imposto su larga scala dalla fine dello stato d’emergenza nell’aprile del 2022 – sono due giovani marittimi, un 24enne di Torre del Greco e un 25enne calabrese, oltre a una donna fiorentina e un medico sudafricano di 50 anni, quest’ultimo in isolamento in una struttura del Veneto. Mentre per la donna toscana il periodo di osservazione è previsto in scadenza l’8 giugno, per gli altri tre soggetti i tempi della sorveglianza sanitaria restano legati all’evolversi del quadro clinico, che al momento non desta preoccupazione: nessuno di loro, infatti, ha mostrato finora sintomi riconducibili all’infezione, sebbene i risultati dei test diagnostici attesi non siano ancora stati resi noti dalle autorità competenti.

La circolare del Ministero, quarantena di sei settimane e test mirati

A fare da contraltare alla dichiarazione di rassicurazione del ministro è stata la pubblicazione, da parte del dicastero guidato da Schillaci, di una circolare operativa rivolta a tutte le Regioni, contenente le direttive precise per il tracciamento e la gestione dei contatti ad alto rischio. Il documento, che recepisce le valutazioni dell’Ecdc e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pur confermando un rischio “molto basso” per la popolazione generale dell’Unione europea, impone l’isolamento fiduciario per tutte le persone che condividono una esposizione significativa con un caso accertato, un provvedimento che si protrae per ben sei settimane (42 giorni), ovvero l’intera durata del periodo di incubazione del virus Andes. Si legge nel testo, inoltre, che la priorità nell’esecuzione dei tamponi dovrà essere riservata esclusivamente ai soggetti che manifestano sintomi compatibili con la sindrome cardiopolmonare, mentre per i contatti asintomatici, come nel caso dei quattro cittadini italiani, non è al momento prevista alcuna procedura di testing di routine, sebbene questi debbano rimanere costantemente monitorati dalle autorità sanitarie locali.

Frontiere e farmaci, la prevenzione tra Usmaf e l’attesa per un vaccino

Sul fronte della prevenzione, la circolare ministeriale punta a rafforzare il ruolo degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf), i quali sono stati chiamati a prestare particolare attenzione agli eventi sanitari che potrebbero presentarsi a bordo di mezzi di trasporto, assicurando la raccolta dei Passenger Locator Form per garantire la piena tracciabilità dei viaggiatori. Al momento, il principale serbatoio naturale del virus – il roditore *Oligoryzomys longicaudatus*, diffuso nelle regioni meridionali del Sud America – non è presente sul territorio italiano, un dato epidemiologico che contribuisce a ridimensionare ulteriormente il rischio di una endemia locale. Parallelamente alle operazioni di controllo, il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha dichiarato che la strada per arrivare a un vaccino è “assolutamente percorribile”, auspicando tuttavia che l’attuale focolaio non generi mai l’esigenza di doverlo utilizzare su larga scala, un obiettivo che appare realistico almeno finché la circolazione del patogeno resterà confinata agli attuali focolai di contagio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.