Lewandowski entra e segna, il Barça vola a 7: al Metropolitano l’Atletico si arma ma resta in dieci

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è storia, o forse sì, almeno per un’ora scarsa di gioco, prima che l’inerzia si spezzi come un ramo secco sotto il peso di un’espulsione ingenua e di un polacco che, dalla panchina, entra e decide tutto. Al Wanda Metropolitano il Barcellona vince 2-1 contro l’Atletico Madrid, e lo fa nel momento più opportuno: poche ore dopo la sconfitta interna del Real Madrid per 1-2 a Maiorca, dove l’ex laziale Muriqi ha firmato la rete decisiva. A otto giornate dal termine della Liga, i catalani di Hans-Dieter Flick si ritrovano così con sette punti di vantaggio sui blancos, un margine che profuma di titolo, sebbene manchi ancora il Clásico del 10 maggio al Camp Nou.

La follia di Nico Gonzalez e il Var silenzioso

Il match, però, non si mette subito in discesa per i blaugrana. Anzi. Al 39’ del primo tempo Giuliano Simeone – sì, il figlio del Cholo – sfrutta un fuorigioco mal gestito dalla difesa ospite e porta avanti i colchoneros. La risposta è immediata: tre minuti più tardi Marcus Rashford, finalizzatore di un triangolo rapido con Dani Olmo, ripristina la parità. E qui accade l’episodio che cambia tutto. Sul finire della prima frazione Nico Gonzalez, l’ex Juventus, si fa espellere per un fallo da ultimo uomo su Lamine Yamal. Un’ingenuità clamorosa, quella del centrocampista, che lascia i suoi in dieci per tutto il secondo tempo. Il Var, in questa circostanza, non può fare altro che confermare l’evidenza: nessuna polemica regge, il cartellino rosso è sacrosanto.

Lewandowski, l’uomo dei finali

A quel punto la partita diventa un’altra cosa. L’Atletico, già privo dello squalificato Marcos Llorente e dell’infortunato Oblak, si era presentato al big match con diverse rinunce pesanti: Julian Alvarez, Lookman, Ruggeri e Hancko erano stati lasciati fuori in vista dei quarti di Champions – mercoledì c’è l’andata al Camp Nou, sempre tra queste due squadre. Il Cholo Simeone, insomma, aveva già un occhio all’Europa. E con un uomo in meno, quel calcolo diventa una condanna. Il Barcellona macina gioco, prova a forzare il muro rojiblanco, ma la svolta arriva all’87’. Robert Lewandowski, entrato dalla panchina, riceve in area e non sbaglia: 2. Il polacco, vent’anni di carriera sulle spalle, segna ancora una volta il gol che pesa come un macigno.

Un +7 che vale doppio, col Real in caduta libera

E mentre al Metropolitano esplode la gioia blaugrana, a Palma di Maiorca il Real Madrid incassa la seconda sconfitta nelle ultime tre uscite. I bianchi, che pure avevano iniziato il pomeriggio con l’intenzione di accorciare, si ritrovano invece a guardare da lontano il treno di Flick. La Liga, a questo punto, ha un’unica regia: quella catalana. Con otto partite ancora da giocare, sette punti di vantaggio sono un cuscino comodo, ma non morbido. Il Barcellona, però, ha dimostrato al Metropolitano di saper soffrire, di saper rimontare, e di avere in panchina un’arma di precisione chiamata Lewandowski. L’Atletico, dal canto suo, esce con le ossa rotte ma con la testa già alla Champions. E chissà che quel 2-1 non sia solo l’antipasto di una doppia sfida che vale una stagione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.