Un visitatore danneggia un quadro del Seicento agli Uffizi inciampando mentre posava per una foto

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si stava sistemando davanti al dipinto, cercando la giusta inquadratura per un’immagine che, a suo dire, avrebbe potuto diventare virale. Ma quel passo indietro, mal calibrato, gli è costato caro: inciampando sui gradini distanziatori – installati appunto per tenere il pubblico a debita distanza dalle opere – l’uomo, un italiano sulla quarantina, è caduto rovinosamente contro il Ritratto di Ferdinando de’ Medici gran principe di Toscana di Anton Domenico Gabbiani, squarciandolo con il peso del corpo. L’episodio, avvenuto ieri alla Galleria degli Uffizi, è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza e ha portato alla denuncia del turista ai carabinieri.

Dalle immagini si evince che l’uomo, contrariamente a quanto ipotizzato inizialmente, non stesse tentando un selfie: il telefono era in mano alla compagna, mentre lui, dopo aver osservato il quadro del Seicento, si è girato per assumere una posa ispirata al soggetto ritratto. Un gesto apparentemente innocuo, se non fosse che, nel tentativo di allinearsi alla tela, ha perso l’equilibrio, sfondando con le braccia la superficie dipinta. Il danno, per quanto contenuto, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle opere esposte, sempre più minacciate da comportamenti imprudenti.

Quello di Firenze non è un caso isolato. Negli ultimi anni, musei di tutto il mondo hanno registrato incidenti analoghi, spesso legati alla smania di immortalarsi accanto a capolavori senza rispettare le regole basilari. Il direttore degli Uffizi, Simone Verde, ha già annunciato l’intenzione di inasprire le misure preventive, limitando ulteriormente la possibilità di scattare fotografie nelle sale. «Non possiamo permettere che la ricerca della foto perfetta metta a rischio secoli di storia», ha sottolineato, senza nascondere una certa frustrazione.

L’opera danneggiata, un olio su tela del 1697, ritrae il giovane Ferdinando de’ Medici in abiti eleganti, simbolo di un’epoca in cui Firenze era uno dei centri culturali più vivaci d’Europa. I restauratori dovranno ora valutare l’entità del danno, anche se le prime stime parlano di un intervento risolvibile senza troppe complicazioni. Quello che resta, però, è l’amaro paradosso di un sistema di protezione – i gradini distanziatori – che, pur concepito per evitare contatti pericolosi, è diventato involontariamente la causa del disastro.

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