La nuova apertura del Fass Shopping Center fa da contraltare alla lotta dei lavoratori Tiscali e Bekaert: centinaia i posti a rischio nel cagliaritano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre ad Assemini si celebra l’inaugurazione ufficiale del Fass Shopping Center, un nuovo polo commerciale che da oggi apre i battenti nella cintura urbana di Cagliari, in un raggio di sessanta chilometri si consuma una realtà profondamente diversa, fatta di vertenze e di future incertezze. Da Portoscuso a Sa Illetta, passando per il capoluogo sardo, il panorama economico appare segnato da due crisi aziendali di dimensione considerevole, che coinvolgono centinaia di lavoratori. Da una parte c’è la Bekaert, storica realtà industriale, dall’altra il caso, complesso e articolato, di Tiscali, l’ex gioiello della new economy fondato da Renato Soru, oggi al centro di una procedura di licenziamento collettivo destinata a incidere profondamente su quella che è stata definita, in più occasioni, la tenuta del tessuto professionale isolano.

I numeri della crisi Tiscali e il peso sulla professione giornalistica

La società di telecomunicazioni, con la sua controllante Tessellis spa, ha infatti depositato alla Camera di commercio l’istanza di avvio della procedura di composizione negoziata della crisi, un passaggio formale che fa da preludio al taglio annunciato di centottanta dipendenti. Il calcolo è matematico e pesante: su un totale di settecentoventinove lavoratori, uno su quattro rischia di rimanere senza occupazione. Una scelta, quella dell’azienda, che arriva dopo l’accettazione, avvenuta lo scorso primo marzo, di un’offerta vincolante finalizzata alla valorizzazione del ramo d’azienda Business to Consumer e dei marchi storici «Tiscali» e «Linkem». L’operazione, che prevede una fase iniziale di affitto seguita dall’acquisto definitivo, non ha però fermato la procedura di licenziamento, avviata con il criterio della non opposizione.

All’interno di questo quadro, una delle situazioni più delicate riguarda la testata giornalistica Tiscali Notizie, dove sono impiegati dodici giornalisti che da nove mesi, spiega la ricostruzione sindacale, sono già interessati da un ammortizzatore sociale pesantissimo, con una cassa integrazione al cinquantacinque per cento. Una condizione di prolungata precarietà che ha spinto la Federazione nazionale della stampa italiana, insieme all’Assostampa Sarda e al comitato di redazione, a chiedere che vengano vagliate tutte le alternative possibili a tutela dei colleghi coinvolti.

Le reazioni dei sindacati e la richiesta di un tavolo nazionale

A sollevare la voce, in queste settimane, sono state le organizzazioni sindacali, con Tonino Ortega, segretario della Uilcom, che ha espresso una forte preoccupazione per il destino di un’azienda definita di peso rilevante per l’occupazione in Sardegna. Non è solo una questione di numeri, a essere messa in discussione è la capacità di tenuta di un comparto che da anni attraversa trasformazioni profonde. La richiesta, avanzata con chiarezza, è quella di un confronto istituzionale che non si limiti alla dimensione locale: «La vertenza – si legge nelle note diramate – sia trattata ad un tavolo nazionale, dove chiarire tutti gli scenari che si aprono, anche in riferimento della cessione del ramo d’azienda alla società Canarbino».

Un doppio binario economico tra sviluppo commerciale e incertezza industriale

Se da un lato l’apertura del Fass Shopping Center rappresenta un indubbio segnale di vitalità per il comparto della grande distribuzione, dall’altro la crisi che sta attraversando il mondo delle telecomunicazioni e dell’industria pesante svela una realtà più complessa. L’impatto sul territorio, come viene ribadito da più parti, non è meramente economico ma si riverbera sull’intero tessuto professionale e sociale, in un’area dove le alternative occupazionali, specialmente per profili altamente specializzati, non sono facilmente reperibili. I sindacati e le rappresentanze dei lavoratori, in queste ore, stanno cercando di ricomporre un quadro di azione unitario per scongiurare che la procedura di licenziamento collettivo si traduca in un esodo di competenze e professionalità difficilmente recuperabili.

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