Apre il Fass Shopping Center ma da Tiscali alla Bakaert si lotta contro il licenziamento di centinaia di lavoratori a Cagliari
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Redazione Economia
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Mentre il nuovo Fass Shopping Center apre i battenti, offrendo vetrine illuminate e la promessa di consumi e svago, a poca distanza da lì, in un raggio che da Assemini arriva fino a Portoscuso passando per Sa Illetta, la realtà che si consuma dietro le quinte è fatta di prospettive lavorative appese a un filo e di trattative sindacali tese a scongiurare il peggio. Se da un lato si celebra l'inaugurazione di una nuova realtà commerciale, dall'altro si conta il prezzo di una crisi industriale che non risparmia il tessuto economico e professionale della Sardegna, un territorio che si trova a fare i conti con due facce della stessa medaglia: la felicità effimera per le nuove aperture e l'angoscia concreta per chi rischia di rimanere senza lavoro. Il caso più emblematico, in questi giorni, è senza dubbio quello di Tiscali, l'azienda simbolo dell'Internet italiano fondata a Cagliari negli anni Novanta, che si appresta a ridurre il proprio organico in maniera drammatica.
I numeri della crisi Tiscali e il nodo dei giornalisti
La procedura di licenziamento collettivo avviata da Tiscali Italia, che coinvolge 180 dipendenti su un totale di 729, è il risultato di una complessa operazione di cessione societaria. La controllante Tessellis spa ha infatti accettato un'offerta vincolante per la valorizzazione del ramo d'azienda B2C e dei marchi "Tiscali" e "Linkem", un'operazione che prevede una prima fase di affitto e un successivo acquisto definitivo da parte del gruppo Canarbino, attivo nei settori dell'energia e delle telecomunicazioni. I numeri parlano chiaro: degli 81 esuberi previsti nella sola sede di Cagliari, una parte consistente riguarda figure professionali che hanno fatto la storia dell'azienda, dai tecnici agli impiegati, ma la categoria che forse più di tutte subisce un colpo durissimo è quella dei giornalisti. Sono dodici, infatti, i professionisti dell'informazione che lavorano per la testata Tiscali Notizie, una realtà editoriale che rischia di essere semplicemente cancellata, come se l'informazione fosse un costo e non un valore aggiunto per l'azienda. La Federazione Nazionale della Stampa, insieme all'Assostampa Sarda e al Comitato di redazione, ha già chiesto che si vaglino tutte le alternative possibili a tutela dei colleghi, sottolineando come questi lavoratori siano da ben nove mesi in cassa integrazione straordinaria con una pesantissima solidarietà al 55 per cento, una situazione che ne ha già messo a dura prova la resistenza economica e psicologica.
La geografia dei tagli e la risposta politica
Se a Cagliari il conto è salato, con i suoi 81 lavoratori destinati a lasciare l'azienda, il quadro non è più roseo guardando al resto d'Italia: a Taranto si contano 73 esuberi, a Roma 13, a Bari 12 e a Milano uno. Una distribuzione geografica che mostra come la crisi non sia solo un problema sardo, ma nazionale, e che ha spinto l'assessora regionale del Lavoro della Sardegna, Desirè Manca, a promuovere un coordinamento con le Regioni Puglia e Lazio per presentarsi in maniera unita al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L'obiettivo è chiaro: far sì che la vertenza venga trattata a livello nazionale, dove poter chiarire tutti gli scenari che si aprono, compreso quello legato alla cessione del ramo d'azienda e al futuro dei marchi storici. Tonino Ortega, segretario della Uilcom, non nasconde la preoccupazione per un'azienda che ha un peso importante sul piano occupazionale e professionale in Sardegna, soprattutto alla luce del fatto che i sindacati hanno respinto la proposta aziendale per gli esodi incentivati, ritenuta inaccettabile perché discriminatoria per età e per collocazione territoriale. La procedura, va ricordato, utilizza il criterio della non opposizione, il che significa che i lavoratori vengono licenziati se non si oppongono, una sottigliezza burocratica che non cambia la sostanza di un dramma collettivo.
Il paradosso del territorio tra nuove aperture e vecchie chiusure
La coincidenza temporale tra l'apertura del Fass Shopping Center e l'aggravarsi delle crisi aziendali storiche come quella di Tiscali, ma anche della Bakaert, rappresenta una metafora perfetta delle contraddizioni di un sistema economico che cambia pelle, spesso lasciando indietro chi quel sistema lo aveva costruito. Mentre si tagliano i nastri di nuovi templi del consumo, si tagliano anche posti di lavoro in settori strategici come le telecomunicazioni e l'industria, e lo si fa con una freddezza che poco ha a che vedere con la retorica dello sviluppo. La vertenza Tiscali, in particolare, è un monito su come la transizione digitale e la concentrazione dei mercati possano portare alla scomparsa di pezzi di storia imprenditoriale italiana, con ricadute pesantissime non solo sui lavoratori direttamente coinvolti, ma sull'intero indotto e sulla capacità di un territorio di trattenere competenze e professionalità. La testata giornalistica, cuore pulsante della comunicazione aziendale e presidio di informazione per milioni di utenti, rischia di essere la vittima eccellente di questa ristrutturazione, un segnale preoccupante per il pluralismo dell'informazione in Sardegna e non solo.




