Tiscali, scatta il licenziamento collettivo per 180 dipendenti: il criterio è la non opposizione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nuvole nere si addensano sul campus di Sa Illetta, il cuore operativo di Tiscali Italia. La società di telecomunicazioni quotata in Borsa ha ufficialmente avviato la procedura di licenziamento collettivo ai sensi della legge 223/91, un provvedimento che taglierà 180 posti di lavoro su un organico complessivo che oggi conta 729 dipendenti. La comunicazione ufficiale, arrivata il 17 marzo 2026, disegna un quadro preciso degli esuberi: 155 lavoratori inquadrati come impiegati fino al settimo livello, 13 figure con la qualifica di quadro sempre di settimo livello e, capitolo a sé stante che merita un'analisi approfondita, 12 giornalisti. L'aspetto più controverso della manovra, quello che ha immediatamente sollevato un polverone di polemiche, risiede nel criterio adottato per la selezione delle risorse da lasciare a casa: l'azienda, infatti, ha scelto come unico parametro la non opposizione al licenziamento, una formula che di fatto trasforma il provvedimento in una sorta di esodo incentivato al contrario, premiando – se così si può definire – chi accetta passivamente il proprio destino.

La ripartizione geografica dei tagli conferma come il colpo sia particolarmente duro per la Sardegna e, in specifico, per la sede di Cagliari dove si concentra la fetta più consistente dell'organico aziendale. Ottantuno lavoratori del capoluogo sardo, infatti, sono destinati a perdere la propria occupazione, e tra questi spiccano i membri dell'intera redazione giornalistica. Fonti sindacali, incrociando i dati con quanto emerso nei giorni scorsi, parlano di undici giornalisti nella sede di Sa Illetta e uno nella redazione di Roma, un gruppo di professionisti che da venticinque anni cura l'informazione per il portale Tiscali.it e che ora si trova davanti a un bivio obbligato: accettare il licenziamento o opporsi, ma in un contesto in cui l'azienda ha già stabilito che il proprio piano industriale non prevede più il loro contributo. La sensazione, leggendo le comunicazioni ufficiali e le reazioni dei diretti interessati, è che per questi 12 giornalisti si stia profilando un trattamento differenziato, una discriminazione di fatto rispetto ai colleghi con contratto delle telecomunicazioni, ai quali nei mesi scorsi erano state offerte strade alternative come gli incentivi all'esodo o accordi di solidarietà ben meno penalizzanti.

La protesta politica e sindacale, il caso dei giornalisti

La notizia ha immediatamente acceso gli animi nel panorama politico locale. Efisio De Muru, segretario provinciale del Partito Democratico di Cagliari, ha espresso a caldo un "sconcerto" che va oltre la semplice preoccupazione per la perdita di posti di lavoro in sé. Ciò che appare evidente, dalle dichiarazioni riportate, è la percezione di una disparità di trattamento: i 12 giornalisti, che per un quarto di secolo hanno contribuito a costruire e mantenere vivo un prodotto informativo fondamentale per il traffico web e, di conseguenza, per gli introiti pubblicitari dell'azienda, si vedono oggi negata quella stessa dignità riconosciuta ad altri dipendenti. Il ricorso, già nei giorni precedenti all'annuncio formale, era stato sollevato dall'Associazione della Stampa sarda e dal Comitato di redazione di Tiscali Notizie, i quali avevano sottolineato come la trattativa in corso per la cessione di alcuni rami aziendali non giustificasse affatto la fretta nel considerare segnato il destino della redazione.

Del resto, il contesto in cui matura questa decisione è quello di una riorganizzazione profonda e complessa del gruppo Tessellis, la holding nata dalla fusione tra Tiscali e Linkem. Nei mesi scorsi, a febbraio, si era già parlato di una possibile riduzione del personale legata alla valutazione di una cessione del ramo consumer, con tanto di aperture di procedure per 220 lavoratori poi chiuse grazie ad accordi sindacali basati su esodi incentivati. L'azienda, in quell'occasione, aveva fissato al 28 febbraio il termine per le risoluzioni collettive volontarie, offrendo mensilità aggiuntive a chi avesse aderito, ma quel meccanismo sembra non aver coinvolto – o non aver riguardato nella stessa maniera – la componente giornalistica. Oggi, con la nuova procedura attivata a marzo, il quadro appare mutato e certamente più drammatico, anche perché la mossa di Tiscali Italia arriva in parallelo con l'accettazione di un'offerta vincolante da parte di Canarbino Spa, operatore energetico interessato al ramo B2C, un'operazione che prevede una rimodulazione del perimetro occupazionale come condizione sospensiva.

I numeri dell'eccedenza e l'impatto sul territorio

Analizzando i numeri nel dettaglio, emerge con chiarezza come l'eccedenza di personale – questo il termine tecnico utilizzato nella comunicazione aziendale per definire i lavoratori destinati al licenziamento – sia stata individuata nell'ambito della composizione dei profili professionali attuali. Dei 180 esuberi totali, come detto, la maggioranza assoluta è rappresentata da impiegati (155), una categoria che costituisce la spina dorsale delle attività amministrative e tecniche. A questi si aggiungono i 13 quadri, figure intermedie di responsabilità, e i 12 giornalisti, che però, pur essendo numericamente il gruppo più esiguo, rappresentano il reparto più esposto mediaticamente e forse quello con il futuro più incerto. La scelta di concentrare 81 tagli nella sola sede di Cagliari significa che il tessuto economico e sociale del capoluogo sardo subirà una ferita profonda, considerando anche che in passato, secondo ricostruzioni sindacali, l'organico Tiscali in Sardegna superava abbondantemente le mille unità. Un'emorragia di posti di lavoro che, negli anni, ha progressivamente svuotato un polo tecnologico che era stato fiore all'occhiello dell'imprenditoria isolana.

Non va dimenticato, poi, il capitolo legato alla chiusura di altre realtà collegate, come il canale Bike Channel, che aveva già portato a casa decine di collaboratori e giornalisti nei mesi precedenti, un segnale preoccupante che lasciava presagire la tempesta perfetta che oggi si abbatte sulla redazione principale. I sindacati, nei loro comunicati, avevano denunciato il rischio di licenziamenti senza tutele, e l'evolversi della situazione sembra purtroppo dare ragione a quelle previsioni. L'azienda, da parte sua, prosegue nel suo percorso di riduzione dei costi e di focalizzazione su nuove aree di business, ma la sensazione, leggendo i documenti, è che la parte relativa all'informazione e ai contenuti editoriali venga considerata un peso piuttosto che una risorsa, nonostante abbia contribuito per anni a generare quel traffico utile alla vendita di prodotti e spazi pubblicitari.

Le cifre dell'operazione e la procedura negoziata di crisi

Parallelamente ai licenziamenti, prosegue l'iter complesso che dovrebbe portare all'ingresso di Canarbino nel capitale del ramo consumer di Tiscali. Un'operazione da 27 milioni di euro di enterprise value, che prevede un canone d'affitto mensile di 333mila euro per la prima fase, ma che è vincolata a una serie di condizioni sospensive non di poco conto. Tra queste, oltre ai necessari nulla osta delle autorità, spicca proprio la "rimodulazione del perimetro occupazionale con riduzione del personale a livelli sostenibili per l'operazione", una clausola che rende la procedura di licenziamento collettivo non solo un atto dovuto dalla crisi, ma anche un presupposto necessario per il futuro industriale del gruppo. Tessellis, nel frattempo, ha depositato istanza per avviare la composizione negoziata della crisi, chiedendo al Tribunale di Cagliari le misure protettive del patrimonio. Questo significa che i prossimi mesi saranno cruciali per capire se l'affitto del ramo d'azienda a Canarbino si trasformerà in una cessione definitiva e, soprattutto, quali saranno gli scenari per i lavoratori che restano fuori da questo perimetro, come quelli del B2B e della concessionaria di pubblicità Veesible.

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