Enzo Iacchetti e il prezzo delle sue parole su Gaza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La tempesta mediatica scatenata dall’intervento di Enzo Iacchetti a “È sempre Cartabianca” non accenna a placarsi, trasformando la vita del noto conduttore e comico in un campo minato di reazioni violente e conseguenze professionali. Dallo scontro verbale con Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, sono scaturite minacce di morte e una tangibile riduzione del lavoro, elementi che Iacchetti non esita a definire il prezzo da pagare per la propria presa di posizione.

In un’amara riflessione rilasciata a Fanpage, l’artista ha sottolineato come, nonostante le attese, nessun esponente politico di area progressista si sia esposto in sua difesa, lasciandolo in un isolamento che ha definito desolante. “Non c’è stato un politico di sinistra che mi abbia dato la sua solidarietà”, ha affermato, indicando in Antonio Ricci, l’ideatore di “Striscia la notizia”, l’unica figura rimastagli vicina in questo frangente.

Le sue dichiarazioni, che hanno riacceso il dibattito sul conflitto israelo-palestinese e sui limiti della libertà d’espressione in televisione, risalgono alla chocca domanda di Mizrahi, il quale gli chiese di “definire un bambino” in riferimento alle vittime minori di Gaza. La replica immediata di Iacchetti, che etichettò l’interlocutore come “fascista”, ha generato un putiferio che va ben oltre le semplici polemiche da salotto.

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