Enzo Iacchetti e Paolo Borgna contro i vandali che usurpano le proteste per Gaza
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Redazione Interno
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"Sono dei pro-pirla", la condanna senza appello di Enzo Iacchetti non ammette repliche e definisce con un linguaggio crudo, tipico del suo repertorio comico, quei teppisti che si annidano nelle manifestazioni di solidarietà per i palestinesi. Il conduttore televisivo, ospite fisso del programma “È sempre CartaBianca”, ha duramente stigmatizzato i comportamenti di chi, strumentalizzando una causa legittima, si trasforma in facinoroso predatore di vetrine e di attenzione mediatica. "Si mettono in fondo alle manifestazioni con tanto di anfibi e poi vanno a spaccare le vetrine. Si parla solo di loro", ha aggiunto Iacchetti, evidenziando come l'azione violenta di pochi finisca per oscurare il contenuto civile della protesta e per delegittimarla agli occhi dell'opinione pubblica, in un meccanismo perverso che sembra ripetersi con inquietante regolarità.
La stessa regia tra Torino e Bologna
Quella mano, che imbratta e minaccia, non agisce in modo sparso ma sembra rispondere a una regia precisa, come dimostrano due episodi distanti geograficamente ma vicini nella sostanza. L'assalto alla sede de La Stampa a Torino, caratterizzato dal lancio di letame e da minacce di morte rivolte a giornalisti accusati di essere "collusi" con il conflitto a Gaza, e il rifiuto opposto dalla Facoltà di Filosofia dell'Università di Bologna a ospitare un corso per allievi ufficiali, portano infatti la stessa firma riconoscibile: quella di collettivi e centri sociali antagonisti. In entrambi i casi, si è cercato di intimidire, di impedire il dialogo e di imporre una verità di parte attraverso l'azione diretta e la sopraffazione, bypassando qualsiasi confronto democratico.
La ferma condanna del magistrato Borgna
Una lettura netta, quella che arriva dal magistrato e intellettuale Paolo Borgna, oggi presidente dell'Istoreto, l'istituto per la storia della Resistenza in Piemonte. Borgna, profondo conoscitore della storia italiana del Novecento, non ha esitazioni nel definire l'attacco a La Stampa "un'azione da squadristi", esortando lo Stato a individuare e processare gli autori materiali e i mandanti di un gesto che colpisce al cuore la libertà di stampa. La sua analisi, che evoca immagini buie del passato, sottolinea la pericolosità di un metodo che sostituisce alla discussione la violenza verbale e fisica, creando un clima di paura e di ostilità verso chi svolge il proprio lavoro d'informazione.
Il contesto internazionale delle provocazioni
Le dichiarazioni di Iacchetti, del resto, non si limitano alla cronaca nazionale ma spaziano anche al contesto internazionale, toccando con ironia dissacrante un altro tema scottante. Alla conduttrice Bianca Berlinguer, che gli chiedeva un parere sulle parole dell'ammiraglio Cavo Dragone sulla necessità per la Nato di essere più aggressiva verso la Russia, il comico ha risposto sferzante: "Putin? Con un peto ci caccia via". Una battuta che, al di là dell'iperbole comica, sembra riflettere una percezione diffusa di incertezza e di fragilità dello scenario geopolitico attuale, nel quale il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è nuovamente alla guida della superpotenza americana. Un quadro complesso, dunque, in cui le provocazioni violente dei "pro-pirla" in Italia si inseriscono in un momento globale di forti tensioni.




