Enzo Iacchetti e il prezzo delle proprie idee
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La tempesta mediatica che si è abbattuta su Enzo Iacchetti, dopo l’acceso e discusso alterco con Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, durante l’ultima puntata di «È sempre Cartabianca», non accenna a placarsi, riverberandosi pesantemente sulla sua carriera. L’artista, che proprio stasera approderà sul Nove con la prima di «Accordi&Disaccordi», ha confessato senza giri di parole come le sue posizioni a sostegno della Palestina gli stiano costando care, tradotte in un significativo calo di offerte lavorative e in un isolamento che lui stesso ha definito amaro.
Quella che è ormai destinata a rimanere negli annali della televisione – una lite culminata nell’accusa di «fascista» rivoltagli da Mizrahi, il quale, prima, lo aveva provocato con la scioccante richiesta di «definire un bambino» in riferimento alle piccole vittime di Gaza – non è stata, a suo dire, una semplice perdita di controllo. Iacchetti ha invece spiegato di aver agito spinto da una «furia umana», un moto d’indignazione morale che lo ha portato a sentirsi in dovere di fare una «supplenza» per tutti coloro che, pur conoscendo la realtà dei fatti, scelgono il silenzio.
Mentre il dibattito pubblico infuria, un approfondimento di Rivista Studio dal titolo «Gaza – Endgame» dipinge un orizzonte fosco e definitivo, contemplando la possibilità che la Striscia di Gaza, così come la si è conosciuta, possa cessare di esistere. L’avanzata israeliana su Gaza City viene descritta come l’ultimo atto di uno sforzo di annichilimento, che ha lasciato sul campo un paesaggio di morte e distruzione. A ciò, come macabra contrapposizione, si affiancherebbe già la speculazione su un futuro di ricostruzione lussuosa, sintetizzata dalla cinica considerazione del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, il quale ha definito l’area una «miniera immobiliare».




